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Annick Nozati
Genere: Experimental
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Annick Nozati, francese di nazionalità, iniziò la sua carriera artistica nel 1965 come attrice di Living theatre, gruppo fondato nel 1947 a New York da Julian Beck e Judith Malina che diede vita ad un teatro avanguardistico ispirato ai principi del pacifismo anarchico che ben solidarizzarono con le rivolte parigine del '68. Dal ’64, infatti, il gruppo si trasferì in Europa, dove tenne gli spettacoli più noti e significativi. Il loro modo di fare teatro era basato sull’annullamento delle determinanti spaziali e della cosiddetta quarta parete, sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul Annick Nozati, francese di nazionalità, iniziò la sua carriera artistica nel 1965 come attrice di Living theatre, gruppo fondato nel 1947 a New York da Julian Beck e Judith Malina che diede vita ad un teatro avanguardistico ispirato ai principi del pacifismo anarchico che ben solidarizzarono con le rivolte parigine del '68. Dal ’64, infatti, il gruppo si trasferì in Europa, dove tenne gli spettacoli più noti e significativi. Il loro modo di fare teatro era basato sull’annullamento delle determinanti spaziali e della cosiddetta quarta parete, sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica con l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti.coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica con l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti.
Annick Nozati, francese di nazionalità, iniziò la sua carriera artistica nel 1965 come attrice di Living theatre, gruppo fondato nel 1947 a New York da Julian Beck e Judith Malina che diede vita ad un teatro avanguardistico ispirato ai principi del pacifismo anarchico che ben solidarizzarono con le rivolte parigine del '68. Dal ’64, infatti, il gruppo si trasferì in Europa, dove tenne gli spettacoli più noti e significativi. Il loro modo di fare teatro era basato sull’annullamento delle determinanti spaziali e della cosiddetta quarta parete, sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica con l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti.
Annick Nozati, francese di nazionalità, iniziò la sua carriera artistica nel 1965 come attrice di Living theatre, gruppo fondato nel 1947 a New York da Julian Beck e Judith Malina che diede vita ad un teatro avanguardistico ispirato ai principi del pacifismo anarchico che ben solidarizzarono con le rivolte parigine del '68.
Dal ’64, infatti, il gruppo si trasferì in Europa, dove tenne gli spettacoli più noti e significativi. Il loro modo di fare teatro era basato sull’annullamento delle determinanti spaziali e della cosiddetta quarta parete, sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica con l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti.
Annick Nozati, francese di nazionalità, iniziò la sua carriera artistica nel 1965 come attrice di Living theatre, gruppo fondato nel 1947 a New York da Julian Beck e Judith Malina che diede vita ad un teatro avanguardistico ispirato ai principi del pacifismo anarchico che ben solidarizzarono con le rivolte parigine del '68. Dal ’64, infatti, il gruppo si trasferì in Europa, dove tenne gli spettacoli più noti e significativi. Il loro modo di fare teatro era basato sull’annullamento delle determinanti spaziali e della cosiddetta quarta parete, sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica con l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti. A suscitare la sua svolta musicale fu l’incontro con i fratelli Baschet e le loro sculture sonore tra il 67-68. In quegli anni molti performers della scena sperimentale provenienti da diverse discipline artistiche si avvicinarono alle loro opere affascinanti non solo per l’estetica ma per la gamma incredibile di suoni prodotte da materiali come il metallo e il cristallo.
Contemporaneamente conobbe e collaborò con l’Art Ensemble of Chicago trasferitosi a Parigi, allora tappa fondamentale per molti musicisti americani neri dell’epoca. L’ensemble rappresenta uno dei piu’ importanti gruppi di jazz d’avanguardia non solo perchè mescola elementi della vecchia New Orleans con il free jazz, ma perché inserisce elementi di teatralità(i musicisti solitamente si dipingono le facce con disegni cerimoniali africani e indossano abiti tipici), all’interno di uno scenario in cui è possibile apprezzare le sonorità etniche prodotte dagli strumenti musicali tipici del loro ceppo di appartenenza.
In seguito a queste esperienze maturò l’interesse per l’improvvisazione; un improvvisazione libera, non condizionata dalle formalità e dalle convenzioni. Il jazz fu un punto di partenza, un buon terreno di sperimentazione, ma non ne fu vincolata.
Non studiò musica. La sua fu una formazione da autodidatta le cui radici affondavano nella tradizione orale, nell’ascolto, nello sviluppo naturale dell’orecchio e soprattutto dagli incontri con i musicisti.
Per Annick Nozati “improvvisare” significava spingersi al di là delle regole strutturali imposte dall’insegnamento musicale classico, che vedeva come una sorta di addestramento sportivo per il giovane musicista che viene spesso costretto ad imparare e a ripetere i modelli estetici e culturali della società in cui vive diventandone vittima a tal punto da allontantanarsi inevitabilmente dal significato originario della creazione artistica.
Le sculture dei fratelli Baschet diedero un’impronta significativa al suo modo di intendere la vocalità: “Ho tentato di creare una musica che provenisse dalla necessità di mostrare l’anima” ….
Alla luce di quanto detto, viene spontanea una riflessione sull’improvvisazione e sulla figura dell’improvvisatore. Fare l’improvvisatore è una scelta di vita. E’ una scelta di direzioni. Ognuno è libero di decidere dove arrivare e come arrivare. Trovare una definizione ben precisa della parola improvvisazione che vada bene per tutti non è semplice, in quanto emergerebbero una serie di contraddizioni di fondo che negherebbero la sua natura. Mi limito quindi a dire che probabilmente l’unico elemento in comune potrebbe essere che in ogni caso “il risultato non sarà mai lo stesso”. Se consideriamo l’improvvisazione come forma libera di espressione e creatività umana, che sconfina al di là dell’Arte, che si spinga oltre le apparenze per trasmodare in certi casi nella spiritualità, essa non necessita di norme compositive, né di scuole, né di virtuosi, né di solfeggio, né di partiture, ma solo di individui disposti continuamente “a spingersi oltre”, a rischiare, a mettersi in gioco, a superare l’estetica. In questa visione dei fatti, tutto è accidentale. “L’artista non crea…in lui si crea…”
In lui convergono una serie di impulsi(percezioni, emozioni, vibrazioni, immagini, ricordi, intuizioni), guidati dal “caso”, dal mistero Assoluto, che egli stesso non comprende e sui quali non ha il minimo controllo, ma si sente da essi governato.
Questi impulsi, che si esprimono da sé in varie forme, plasmeranno una forma vitale unica, con una propria coscienza evolutiva indipendente dal suo creatore che produrrà negli ascoltatori reazioni diverse e contrastanti a seconda dello stato d’animo attuale, dei gusti, delle abitudini, del livello di concentrazione.
Tra gli album pubblicati, “La peau des anges” è il secondo disco da solista di Annick Nozati e merita un’attenzione particolare è un esempio di Arte che và oltre l’Arte. E’ infatti un opera fortemente contemplativa. E’ un album dalle mille sfumature. Ascoltandolo si ha l’impressione che ci ponga delle domande e che le lasci senza risposte. Ma in realtà ci offre delle risposte. Lascia a noi la possibilità di captarle ed eventualmente di formulare le domande a cui associarle.
E’ un album che andrebbe ascoltato piu’ volte, non solo per ammirare le doti tecniche e creative della vocalist, che sono a dir poco eccezzionali, ma anche perchè è interessante seguire la pluralità di sensazioni diverse che tutte le volte riesce a trasmetterci.
La voce sola della Nozati è accompagnata in quasi tutte le sedici parti in cui è suddivisa l’opera, dalle vibrazioni sonore generate da “La Tole à Voix”, una scultura sonora dei fratelli Baschet appartenente al gruppo delle “Cristal”. Lo strumento ha la forma di una duplice corolla metallica su un basamento con quattro stringhe di vibrazione che si suona sfregando i coni retinici di vetro con le mani bagnate. Il metallo vibra sotto l’effetto delle ondulazioni sonore della voce, provocando un reverbero naturale all’interno del quale è possibile udire piccole strutture sonore quasi impercettibili. L’utilizzo di questa scultura e del reverbero esprime la ricerca compiuta dall’artista di spingersi al di là delle apparenze che si manifesta non soltanto nel canto, ma anche nei testi e nei dipinti da lei realizzati e che tra l’altro sono presenti all’interno del booklet del cd.
L’improvvisazione vocale rappresenta un viaggio all’interno della nostra solitudine esistenziale, malinconica, a tratti drammatica, ma allo stesso tempo affascinante e piena di misteri da svelare. L’uso de “La Tole à Voix” evocando un’atmosfera meditativa, permette alla voce della Nozati di disegnare un percorso tortuoso nell’intimo segreto dell’essere e le permette di descrivere al meglio la nostra vulnerabilità, la nostra complessità e allo stesso tempo la nostra fragilità di fronte a qualcosa di indefinibile a cui aneliamo incessantemente: l’Assoluto.
L’alternanza fra suoni bassi e alti sembra ricalcare il principio del dualismo esistenziale: la contapposizione di due forze opposte che sostiene e regola l’intero Universo…. la vita e la morte. Il bene e il male. Il cielo e la terra. La femmina e il maschio. Il positivo e il negativo….
Interessante l’uso del testo poetico in alcune parti dell’opera: alla recitazione evocativa, associata in alcuni momenti all’emissione di suoni lunghi a tratti intervallati da un verso quasi primordiale, si contrappone la scomposizione del testo, la sillabazione esasperata della parola che insieme alle note decadenti prodotte dalla scultura sonora creano un’atmosfera lugubre di destabilizzazione, confusione, angoscia per qualcosa che accadrà o che potrebbe accadere contro cui vorremmo reagire e difenderci.
L’uso della parola è intesa come suono che esprime un significato che và oltre quello concettuale e trasmette l’ineffabile.
La contemplazione, dettatata dall’uso sapiente di alternare silenzio e suono in maniera volutamente lenta, trascinata, si contrappone a parti in cui sussurri, lamenti quasi viscerali, suoni gutturali,e distorsioni vocali, si susseguono con velocità a tal punto da lasciare poco spazio al respiro, la nostra fonte vitale. Tali suoni, espressi con un’intensa carica emotiva a volte anche violenta, creano una forte tensione interiore, richiamando così il tema della caduta dell’uomo e la sua continua precarietà dinanzi agli eventi che lo dominano.
Al termine dell’ascolto si avverte la sensazione di essere proiettati di fronte ad un bivio, di fronte a qualcosa che l’artista ha lasciato in sospeso. Forse l’interrogativo: “E adesso… quale sarà la direzione giusta da prendere?”
COLLABORAZIONI
Workshop de Lyon, Urban Sax, duo con Fred Van Hove, trio con Fred Van Hove e Johannes Bauer(Organ pleno, FMP CD 56), trio con Joëlle Léandre and Irène Schweizer, Carlos Zingaro, Daunik Lazro, Peter Kowald, Evan Parker, Paul Lytton, Paul Rutherford, Maggie Nicols, Lindsay Cooper, Tony Coe, Lol Coxhill, Phil Minton, Marc Charig e Philipp Wachsmann.
Nell’ambito del teatro musicale contemporaneo ha collaborato con il compositore Georges Aperghis” La Bouteille à la mer”, e con l’Università di Lille in Francia tenendo seminari e letture basate sull’improvvisazione vocale
DISCOGRAPHY
Annick Nozati (solo) (In And Out, 1981);

Annick Nozati & Fred Van Hove, Uit (Nato 994, 1986);

Johannes Bauer/Annick Nozati/Fred Van Hove, Johannes Bauer/Annick Nozati/Fred Van Hove (Amiga 856411, 1988); Johannes Bauer/Annick Nozati/Fred Van Hove, Organo Pleno (FMP CD 56, 1992 CD);

Annick Nozati, La Peau des Anges (solo) (Vand'oeuvre 9712, 1997 CD); Fed Van Hove 't Nonet, Suite For B...City (FMP CD 88,1996 CD);

Various Artists, Six Sequences Pour Alfred Hitchcock (Nato 53041-2, 1984 CD);

Various Artists, Alternate Cake (Nato 824, 1986);

Lol Coxhill, Instant Replay (Nato 25/32, 1981-82);

Joëlle Léandre, Le Douze Sons (Nato 82, 1983)