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21
Mar

Essere un poeta

Scritto da Administrator on 21 Marzo 2008.

WriteART a cura di Steccherino
uno studio sulle tecniche di scrittura di poesie e canzoni con riferimenti bibliografici,, biografici e un glossario;
una riflessione sulla tematica "poesia e canzone" che susciti l'incontro vs scontro tra artisti che desiderano comporre testi, scrivere canzoni.

Questo mese: Essere un poeta

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Essere un “poeta”

La poesia che cos’è?
Dare una definizione precisa e univoca del termine è praticamente impossibile. Forse è più piacevole leggere alcuni passi tratti da opere dette “poetiche” e trascorrere un po’ di tempo tra “boschi letterari” : magari entrare, indugiare e qualche volta perderci tra alberi secolari o piccoli arboscelli in crescita.
Che cosa si intende per poesia? Una spiegazione seppur sintetica devo trovarla! Sfoglio istintivamente l’Enciclopedia Zanichelli e mi fermo a leggere la spiegazione riportata: poesia è “arte e tecnica dell’esprimere in versi esperienze, idee, emozioni, fantasie e simili”.
Fra le altre spiegazioni, leggo: “singolo componimento in versi, specialmente breve” e più generalmente “forma metrica”.
Occorre quindi avere sensibilità, ma anche tecnica. Come si può allora studiare e conoscere le tecniche della scrittura?
Poi, per l’Estetica, la poesia è “il senso di elevata tensione spirituale, in qualsiasi opera d’arte”. Quindi può essere poeta anche un ballerino, un attore, un cantante, un pittore, ecc? Complesso. Direi che il campo di osservazione si estende notevolmente e il tutto si complica. Proseguiamo.
In senso figurato, la poesia è intesa come “la capacità di commuovere e di suscitare emozioni,sentimenti, fantasie”. In sintesi, “la poesia per amore si trasforma in amore per la poesia” e siamo tutti potenziali poeti  (questo poi ci consola) e possibili fruitori. Leggo ancora “poesia come evasione dalla realtà, utopia”. Mi viene in mente Guido Gozzano e La più bella; vado perciò a citarne i versi :

Ma bella più di tutte l’isola non trovata

 

[...] L’isola esiste. Appare talora di lontano
tra Teneriffe e Palma, soffusa di mistero

[...] s’annuncia col profumo, come una cortigiana,
l’Isola Non Trovata…Ma, se il pilota avanza,
rapida si dilegua come parvenza vana,
si tinge dell’azzurro color di lontananza.

In conseguenza a ciò che sinora è stato detto, che cosa si intende per poeta? “Chi compone poesia”, certo come potrebbe non essere? Per l’Estetica invece, poeta è colui che “scrivendo in prosa o in versi, sa interpretare poeticamente la realtà.” Ma la poesia è propriamente in versi o può essere anche in prosa? Per maggior chiarezza, voglio fare ancora un passo indietro e ricercare il senso etimologico del termine:
il latino poesis (con riferimento a poema e poetica) indica una composizione breve o lunga, non propriamente una poesia. Il termine greco Poetria, usato per indicare la poetessa, è ancora meno chiaro.
Scopriamo così che alle origini della Letteratura italiana, prosa e poesia non costituiscono neppure mondi diversi e separati, non sono in opposizione né in alternativa. Sono entrambi discorsi, in versi o in prosa, appartengono alla retorica (la scienza del parlare) e anche all’ars (dottrina e sapienza). Alle origini dunque, la poesia non ha una sua autonomia espressiva come arte e non ha neppure una vera e propria definizione che la caratterizzi. La poesia altro non è che lingua e pertanto, insieme alla metrica, rientra nella grammatica e nella letteratura. Si può quindi desumere che agli inizi tra prosa e poesia non ci sia nessuna differenza, anzi che quasi coincidano. Un autore non trova davanti a sé percorsi poetici o prosastici chiari e definiti e spesso intende la sua prosa una vera e propria composizione poetica.
Se però, constato che oggi invece la poesia in senso stretto non può più essere prosa e deve essere scritta in versi e rispettare una particolare metrica, basta rispettare la tecnica per essere poeti?

Se fare poesia è istituire un limite, arginare il dolore, la metrica è la cattura empirica di quanto è infinito e illimitato nello spazio chiuso di una poesia, nella sua «misura lieta». L’illimitato non può che essere docile al limite. E tuttavia, in quanto misura, la metrica suggerisce quello che non ha fine, come la successione dei numeri interi o le rette di Euclide. Non c’è neppure bisogno di dire che non necessariamente ogni poesia scritta secondo le regole della metrica sia davvero poesia e non piuttosto semplice esercizio.

Non basta quindi dare solo quest’immagine di poeta. Occorre dare del termine anche un’interpretazione filosofica e spirituale. Vediamo.
In senso propriamente figurato, il poeta è “una persona dotata di grande sensibilità e immaginazione” e spesso per l’opinione comune è visto come persona priva di doti e capacità pratiche, che persegue ideali ritenuti utopici dai più.
Mi viene in mente la canzone Quattro stracci del cantautore Francesco Guccini quando dice:

Sigaretta o penna nella mia destra,
simboli frivoli che non hai amato mai.
Quello che ho addosso non t’è mai piaciuto,
racconto e dico e ti sembro muto,
fumare e scrivere ti suona strano:
meglio le mani di un artigiano.
Ma io sono fiero del mio sognare,
di questo eterno mio incespicare
e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai.

Mi vengono in mente tutti i “folli” della storia e quella metafora ricorrente soprattutto nel Medioevo: “follia” intesa come peccato verso Dio e verso l’ opinio communis.
Sensibilità, tecnica senza esasperazioni (perché “nella poesia tutto muore non appena affiori la tecnica”), naturalezza. Ecco che allora “la poesia può dare alla nostra vita, alla vita di tutti gli uomini, misura e ritmo, come sgranare tra le mani un rosario o recitare i mantra indiani, come fare entrare il divino in noi o, soltanto, come respirare”.
Il poeta diventa così un filosofo o più semplicemente un uomo sensibile che ha il coraggio di interpretare il suo ex-sistere,per se stesso e per gli altri che verranno. Un artista dunque, nel rispetto della storia.        


Bibliografia

Umberto Eco, Sei passeggiate nei boschi narrativi, harvard University, Norton lectures 1992-1993.

Gabriella Sica, Scrivere in versi. Metrica e poesia, Pratiche Editrice, Parma 1996, p.10.

Guido Gozzano,

Gabriella Sica, cit. p. 8.

Francesco Guccini, D’amore, di morte e di altre sciocchezze, Emi 1996.

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