CANTO CORALE E BENESSERE

In un post precedente ho brevemente riportato i risultati che le ricerche evidenziano relativamente ai benefici del canto a livello psicologico e fisiologico. Una parte di questi studi si è rivolta in particolare all'analisi dei benefici delle attività corali. Sono studi che si sono concentrati prevalentemente sulla percezione del benessere soggettivo, attraverso la somministrazione di questionari o domande aperte a gruppi di coristi amatoriali e professionisti.
Perchè mai dovrebbe esserci interesse scientifico per le realtà corali? Beh, anzitutto, per il loro ruolo sociale: sempre più spesso, infatti, l'istituzione di cori viene promossa più solo in ambiti didattici (conservatori, scuole e istituti musicali etc) e istituzionali (Università, corpi armati, etc) ma anche nel sociale (parrocchie, centri culutrali, di accoglienza, di aggregazione, etc). Perchè? Perchè il coro è risultato un efficace strumento per rafforzare i legami sociali e promuovere il coinvolgimento di gruppi socialmente svantaggiati, come ad esempio anziani e senza tetto (Bailey and Davidson, 2002, 2005; Davidson, 2009). I partecipanti a queste iniziative riportano nel tempo un aumento di benessere personale, di senso di appartenenza e sostegno sociale, di autoefficacia ed autostima.
Quali aspetti delle attività corali favoriscono la promozione del benessere e il rafforzamento dei legami sociali? Interroghiamo la letteratura e aggiungiamo qualche considerazione. Anzitutto, alcuni studi hanno messo in luce che la partecipazione ad attività congiunte altamente sincronizzate, come quelle sportive (Cohen et al, 2009) e musicali (Dunbar 2003, 2004, 2008; Ehrenreich 2006), induce una maggior secrezione di endorfine rispetto alle stesse attività svolte individualmente, producendo non solo un maggiore senso di euforia personale ma anche un aumento della cooperatività (Wiltermuth e Heath, 2009) e della coesione interpersonale (Dunbar 2003; Wallinet al 2003). Sarà forse per questo che, storicamente e culturalmente, danze e canti in gruppo sono stati a lungo momenti integranti della vita sociale, come occasioni di aggregazione e partecipazione comunitaria.
In aggiunta, cantare insieme implica, più di altre attività, la sincronizzazione del respiro tra i partecipanti: i coristi gestiscono il respiro in maniera coordinata e prendono spesso fiato nello stesso momento. Il modo in cui respiriamo influenza sia il sistema cardiocircolatorio che la produzione di ormoni legati allo stress. Respirare insieme induce quindi verosimilmente un allineamento della "fisiologia" dei partecipanti, come se i loro corpi viaggiassero tutti "sulla stessa frequenza". Questo vissuto di "sintonia fisiologicia" può plausibilmente essere collegato ad un corrispettivo senso di sintonia psicologica ed emotiva. Per quanto non sia un'ipotesi ancora scientificamente verificata, essa appare indubbiamente plausibile.
La partecipazione ad attività corali tende inoltre ad indurre un senso di benessere detto "eudaimonico". L'eudaimonia è quel tipo di benessere per cui la propria soddisfazione individuale è percepita come dipendente e influenzante la propria realtà sociale (Delle Fave, 2006). Nel partecipare ad attività corali non solo la persona tra un beneficio personale, facilitato dalle caratteristiche dell'attività in sè (ricordiamo che cantare promuove benessere psico-fisico), ma la propria azione è parte integrante di un'azione collettiva: il risultato dipende anche dal mio contributo e il risultato è qualcosa di diverso dalla semplice somma delle singole parte. Di fatto, si partecipa insieme alla creazione di qualcosa di unico, di bello, che fa stare bene sia individualmente sia come gruppo. Non solo: la consapevolezza di parte di una rete di individui reciprocamente interdipendenti, riduce i livelli di stress e aumenta la sensazione di poter far fronte efficacemente alle difficoltà (Uchino, Uno e Holt-Lunstad, 1999; Bolger, Zuckerman e Kessler, 2000; McCabe et al., 2000).
Per dirla come Zucchero: "Canta e passa la malinconia / se si canta in due, passa meglio"!



