Intervista a Mariano Deidda

Intervista a Mariano Deidda, Torino 24 febbraio 2006
a cura di Raffaella Buzzi
A Torino oggi c’è pioggia, ma il sole è fra la gente che brulica per le strade della città tutte addobbate e così mai viste prima per l’evento olimpionico di Torino 2006. Io sono agitata ma c’è un filo di tranquillità che mi sorregge e l’umiltà di quest’uomo che incontrerò da lì a poco mi darà tanta forza. Un personaggio come Deidda che si emoziona di fronte ai suoi successi si siede a un tavolino con me e mi dice:
Mariano Deidda:
Io mi sono messo nei panni di un poeta, io non credo che Pascoli o D’Annunzio o qualsiasi altro poeta italiano avesse mai immaginato di avere un tappeto sonoro per le proprie parole di musica volgare.
Poi la musica come tutto è soggettiva, però c’è qualcosa che ha valore e qualcosa che non ha valore; una parete imbiancata ha un valore differente rispetto alla Cappella Sistina.
Allora io ho pensato che le parole di Fernando Pessoa andavano trattate con i guanti e prima di mettere le mani su parole di quel genere bisognava innanzi tutto immaginare come potesse essere Pessoa, quale potesse essere il suo gusto musicale, e questo io l’ho fatto soltanto dopo sedici anni di lettura. L’ho letto e riletto, sono andato a Lisbona a cercare tutto il possibile su di lui, mi sono addirittura imbattuto con il figlio, oggi un grande intellettuale di Lisbona, di colui che tagliava i capelli a Pessoa. Quando Pessoa morì lui aveva sette anni, ma ricorda delle cose di questo uomo molto stravagante e me le ha raccontate.
Non puoi mettere le mani su un poeta del genere casualmente o per moda, non si può.
Molti si chiedono come sia stato possibile che questo mio progetto sia piaciuto, che abbia creato molta curiosità e che abbia venduto nonostante altri lavori, che si sono avvicinati o hanno creato qualcosa intorno ai poeti, non abbiano funzionato.
Il mio lavoro ha funzionato, adesso posso dirlo, semplicemente perché io non mi sono avvicinato a Pessoa per moda. Figurati che il primo lavoro su Pessoa me l’ho hanno sbattuto in faccia tutti. Io continuo a dirlo nelle mie interviste; lo stesso mio produttore, Vince Tempera, che ha fatto uscire il primo cd me lo ha rifiutato. Mi ricordo che ascoltò il disco e mi chiese se fosse un provino, una bozza o cosa, poiché sentiva solo violoncello, pianoforte e in alcuni momenti contrabbasso e un po’ di sax qua e là, inoltre mi domandò “ ma poi chi è questo Pessoa? Ti ha scritto i testi apposta?” . L’ho poi proposto ad altri ma era drammatica la cosa. Sette anni fa nessuno dei discografici sapeva chi fosse Pessoa e allora decisi di partire e andare in Portogallo.
Raffaella:
C’è una cosa che mi ha sempre incuriosito molto: i Portoghesi amano intensamente il loro Pessoa, ma come è possibile così tanto anche in Italiano? So che in Portogallo è sempre un successo clamoroso. E’ fantastico, e questo conferma una volta di più quanto le cose fatte con credo, con una motivazione vera, arrivino a tutti, indistintamente.
Mariano:
Si è vero. Io mi sono imbattuto in una giovane discografica, molto intelligente, che appena ha ascoltato il disco di Pessoa mi ha detto “dammi quindici giorni di tempo”. Mi ha chiamato dicendomi di quanto fosse straordinario Pessoa in Italiano con i suoi testi e la traduzione.
Da lì è nato tutto. In sei mesi ha fatto stampare le copie, ho partecipato a vari programmi televisivi e via dicendo. Il mio disco è stato comprato da un importatore italiano e distribuito in Italia. Ne sono state consegnate 1000 copie in due settimane. Non capivano neppure loro perché i negozi richiedessero questo disco.
In quel periodo ero a Lisbona e Vince Tempera mi chiamò e mi chiese se avessi fatto un disco in Portogallo. Io gli risposi “si, quello che tu mi hai rifiutato”.
Io fortunatamente con la casa discografica in Portogallo avevo fatto solo un contratto esclusivo per quel disco e quando Vince Tempera mi disse che voleva produrre lui questo lavoro che stava diventando sempre più interessante, io accettai ma a condizione di avere al mio fianco solo grandi musicisti e così è stato. Enrico Rava, per esempio, che conosceva Pessoa, ha voluto ascoltare il primo disco ed entusiasta ha accettato. Dopo il secondo cd il resto è stato tutto facile. Miroslav Vituos è considerato oggi il più grande contrabbassista in attività. Ha suonato con Michael Petrucciani, Chick Corea, Jan Garbarek, è un uomo straordinario, è grande anche di statura!
R:
Credo che questa trilogia sia un bel dono anche per i giovani e per coloro che non conoscono Fernando Passoa
M.D.:
Io non faccio altro che parlare di lui… Io, però, continuo a dire che Pessoa non sia ancora conosciuto totalmente; prima di tutto perché nel suo famoso baule i libri non sono usciti tutti. Ci sono decine di studiosi nella biblioteca nazionale di Lisbona che stanno decifrando molte delle sue cartelle. Sai quanti sono gli eteronimi veri di Pessoa?
R:
No
M.D.:
Sono settantaquattro. Quanti ne conosci tu?
R:
Pochi e poco: Álvaro De Campos, Bernardo Soares, Ricardo Reis e Alberto Caeiro.
M.D.:
Il pianeta Pessoa è una cosa da far venire la pelle d’oca. Ogni eteronimo aveva una calligrafia diversa. Anche attraverso questa lo si studia.
Pessoa era un teatro con le quinte che aspettava di uscire per la platea.
Ogni qual volta inventava un nuovo scrittore, un nuovo essere umano, creava una vita, una morte, un carattere, un’ideologia politica. Ricardo Reis era un monarchico che per motivi politici è partito ed è andato in Brasile; Coelho Pascico scrisse un’unica poesia, lunghissima, che esiste, ed era stato internato insieme a Fernando Pessoa in una clinica psichiatrica… Pessoa è un mondo, potremmo parlarne per venti giorni e saremmo ancora qui.
R:
Allora possiamo averti per un seminario Voiceat sul tuo lavoro e su Pessoa?
M.D.:
Certamente, lo stò già facendo. Il 5 Maggio 2006 sono a Tortona in una scuola con i ragazzi. Mi piace moltissimo parlare con loro e dire che esiste un uomo che ha passato tutta la vita a scrivere per lasciarci qualcosa, raccontar loro quanta fatica, quanta gioia, quante emozioni ci sono in quegli scritti.
R:
So che è stato difficile musicare i versi di Pessoa, ma vorrei sapere nei particolari di questa difficoltà, come hai trovato il rapporto tra musica e versi?
M.D.:
La difficoltà maggiore è stata quella di incastrare la metrica, che non si può chiaramente modificare, con la musica e ricercare il giusto tempo ritmico che il più delle volte non poteva essere uguale per lo stesso pezzo; alcune parole, inoltre, risultavano ostiche da pronunciare.
Musicare una poesia è dura, ma musicare Pessoa per me lo è stato ancora di più.
Devo dire, comunque, che dopo tanti anni di lettura avevo talmente memorizzato le sue parole che quando mi sedevo al pianoforte mi veniva spontaneo scrivere.
R:
Mariano Deidda che musica ascolta?
M.D.:
Ascolto Miles Davis, Dave Brubeck, John Coltrane, poi ascolto molta musica classica, musica contemporanea, Jan Garbarek mi piace moltissimo, Ivano Fossati, Paolo Conte, Vinicio Caposella…
R:
Come mai la scelta di non musicare Pessoa con sonorità portoghesi?
M.D.:
Perché ho cercato di immaginare quale potesse essere il suo gusto musicale. A Pessoa non piaceva il Fado. Aveva un animo aristocratico per cui non condivideva il Fado in quanto volgare, inteso come comune, appartenente al popolo.
Pessoa ha creato tutti i suoi personaggi per non far comprendere chi fosse veramente. Lui è stato tutto: un monarchico, un pazzo, un intelligente, un fascista, un comunista…Pessoa diceva che la massa si è sempre fatta soggiogare troppo, quindi non è possibile migliorare il mondo.
Sotto un certo aspetto ha ragione, anche se la penso un po’ diversamente da lui, perché penso che la cultura vada mostrata, dolente o nolente, perché nella moltitudine qualcuno può conoscerla, apprezzarla e crescere. Io sono contro la ghettizzazione dei poveri, soprattutto per le persone del terzo mondo, perché in quel modo, stando sempre insieme in quelle condizioni, non potranno mai crescere. L’umanità cresce incontrando persone differenti tra loro, di diversa cultura ed estrazione sociale.
Rosmarino però, presente nell’ultimo disco della trilogia, l’ho tratto da quarte popolari perché mi hanno consegnato un Pessoa umano che giocava e si rallegrava come un bambino nel vedere per qualche secondo la sua amata e questo Pessoa mi piace molto, perché sorprendentemente dissimile da come lo si possa immaginare: cervellotico, duro e distaccato.
R:
Mariano Deidda che rapporto ha con la sua vocalità?
M.D.:
Penso che per esprimere qualcosa non ci sia bisogno di urlare, io amo molto infatti la canzone francese. L’importante per me è quello che si dice , quello che si trasmette. Se voglio sentire una voce e farmi venire i brividi ascolto un cantante lirico perché ha la voce per cantare. E’ un discorso diverso, ci vogliono anni di studio. Per la musica pop è differente, chiunque può cantare ed è molto più semplice arrivare a fare questo mestiere. Per quanto mi riguarda io non ho nessuna pretesa di essere un cantante e non mi espongo in quelle vesti; sono uno che interpreta delle cose e sono uno che non lancia messaggi, solo l’amore per le cose belle come una buona lettura. Durante i miei concerti spesso mi soffermo sui libri e ne consiglio la lettura e mai mi preoccupo di ricordare i miei dischi, non mi interessa. Io amo la letteratura in generale, ma devo dire che Pessoa mi è entrato nella pelle, ormai fa parte della mia vita da tantissimi anni. Tabucchi infatti mi ha detto che secondo lui io sono un eteronimo involontario di Pessoa, e aggiunge che tutti coloro che lo leggono lo sono.
Ogni volta che apro la mia casella di posta personale trovo un ringraziamento per aver fatto scoprire Pessoa a qualcuno. Tu non sai quanti pessoani esistono in Italia, ormai si sta formando un nucleo. Dopo un mio concerto a Bari una docente di letteratura portoghese si è avvicinata dicendomi che erano due anni che mi stava aspettando perché sapeva che prima o poi sarei andato là, ti immagini?
R:
Come è nata la passione per la cultura portoghese?
M.D.:
Vent’anni fa comprai un libricino tutto in portoghese di un certo Pessoa, che indicava i luoghi da visitare nella città di Lisbona. Era il 1985 e avevo una mezza idea di andare in Portogallo. Prima però mi sono informato di questo scrittore e trovai Il libro dell’inquietudine. Durante il volo Milano-Lisbona l’ho letto tutto e lì mi aveva già catturato. Probabilmente stavo aspettando lui. E’ Pessoa che mi ha trasmesso questa passione.
R:
E anni più tardi quali sono state le sensazioni di sedersi allo stesso tavolo in cui Pessoa scriveva i suoi eteronimi, tavolo peraltro tenuto come una reliquia dai portoghesi e al quale non siede nessuno.
M.D.:
E’ stato emozionante da morire! Pensa che oggi su quel tavolo c’è un quadretto con le copertine dei miei dischi. E’ incredibile!
R:
A livello emozionale c’è differenza nei tuoi concerti italiani rispetto a quelli in Potogallo?
M.D.:
Si, enorme! Il Portogallo è la terra di Pessoa e so che loro mi guardano con un occhio più attento e poi sono innamorati del mio modo di cantare, o meglio, del mio modo di non cantare.
R:
Mariano Deidda cura in modo particolare la sua voce?
M.D.:
No, io non fumo e per il resto mi basta essere quello che sono, io non mi stò inventando un modo di essere perché ho la fortuna di poter dire quello che Mariano Deidda è, l’uomo.
L’anno scorso nel corso di un tour nei più importanti teatri italiani, c’era una persona che mi diceva come mi dovevo comportare e cosa avrei o non avrei dovuto dire. Naturalmente mi sono rifiutato, perché non avrei potuto continuare.
Io sono un non cantante, sono un artigiano della musica.
R:
Cosa stai preparando adesso per il domani?
M.D.:
Tra i progetti futuri ci sarà un quarto Pessoa. Nella chiesa dei portoghesi di Roma in un mio concerto ho già presentato alcuni dei pezzi che andrò a registrare per questo prossimo lavoro, lavoro differente in cui ci sarà un clarinetto, influenze jazz e di altri generi musicali.
R:
E il tuo stile musicale come lo definisci?
M.D.:
Trovamelo tu, perché e difficile da collocare, inventalo.
R:
Lo stile di Mariano Deidda in cui troviamo Jazz, musica classica, musica contemporanea, letteratura e l’anima di un cantautore nuovo, che non ha nulla a che vedere con i De Gregori, i Guccini o i De andrè degli anni sessanta, io lo definirei "Letteral-Musicale"
Grazie a Mariano Deidda che saluta va_.
Scarica il saluto in formato windows media player


