Intervista racconto con Il Quartetto Urbano
Intervista racconto con Il Quartetto Urbano
Di Costanza Alegiani
Riporto qui un piccolo estratto dell'intervista-racconto con il Quartetto Urbano, che ringrazio per la sua disponibilità e per essersi voluto raccontare con semplicità e calore.
Dietro i suoni esistono dei volti…il rapporto con la storia, con la storia della nostra tradizione orale, non può essere ripercorso se non attraverso l’ esperienza concreta dei cantori e delle persone che accompagnano la vita con un canto .. la ricezione di questo patrimonio, l’ascolto e il cantare queste storie ( che altrimenti rimarrebbero senza eco), vengono rinnovate dalla passione e dall’urgenza di raccontare …nel sentir parlare Xavier e Germana (due componenti del quartetto urbano) si avverte una complicità e nello stesso tempo un rispetto nei confronti di un repertorio musicale che ha come oggetto di studio i modi del canto contadino e più in generale il canto popolare nelle sue immense possibilità espressive e di colori.
Il lavoro del quartetto ha visto la luce nel 2000, quando Giovanna Marini chiamò 4 allievi del suo corso di Modi del Canto Contadino, all’interno della Scuola Popolare di musica di Testaccio(quartiere storico di Roma), per cantare le musiche di scena da lei scritte per lo spettacolo Animarrovescio, presentato quell’estate a Berlino.
Quella che doveva essere un’ esperienza isolata è diventata invece il motore per avviare un viaggio, semplicemente nato dalla voglia di sperimentare un modo di canto corale, studiando e rielaborando questo patrimonio vastissimo quale è quello della tradizione popolare italiana.
Ascoltando il cd “un altro modo è possibile” registrato dal Quartetto Urbano nel 2005( uscito poi nel 2006 con l’etichetta “Zone di musica”), ascoltiamo una forte eterogeneità di timbri che rende il racconto musicale ricco di presenze ed energie differenti, le quali trovano spazio in canti tradizionali trascritti e rielaborati e in madrigali contemporanei (alcuni scritti da Giovanna Marini e Silvio Costabile). Il modus canoro è ricco di melismi, di fioriture e riscontriamo una verticalità nello spessore armonico dato non dalla complessità armonica ma dai timbri, dagli ingressi sfalsati delle diverse voci, dai ritardi e dalle anticipazioni. Nel concetto di orizzontalità invece troviamo il nucleo di questi “modi” contadini: il racconto, lo svolgersi di un evento. Questa musica non scritta va semplicemente cantata e la scrittura che ne deriva nasce da una prassi, da questo rapporto diretto che si instaura nell’atto stesso del cantare .


