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Mag

Intervista TranQuang Hai

Scritto da Albert Hera on 05 Maggio 2011.

Tran Quang Hai Intervista a Tran Quang Hai

Un interessante intervista all'etnomusicolo Tran Quang Hai effettuata nel 2002 a Genova in occasione di uno suo stage organizzato dall'Associazione EchoArt.

Intervista fatta da Raffaella Buzzi e Albert Hera

Teatro La corte Genova - 2 Maggio 2002

 

Si ringrazia per l'intervista l'associazione EchoArt per l'ospitalità e disponibilità

Leggendo nel suo sito e alcune e-mail giunte a noi, ci domandavamo per quale ragione ci sono studiosi che ritengono la sua conoscenza dello stile Kargiraa errata. Può spiegarcelo?

Ritengono la mia conoscenza non corretta, perchè io canto diversamente. E' vero o no che tutte le strade portano a Roma? Per esempio creano il suono in un certo modo (esempio sonoro) e io lo creo in modo differente (esempio sonoro). Sono le aritenoidi a creare la voce patologica. Pensate alle persone malate di aritenoidi (mentre spiega, Tran Quang invita Alberto a toccargli la gola e a sentire le differenze che si creano parlando e cantando usando o non usando le aritenoidi). Non si usano le corde vocali false, ma le aritenoidi. Grazie ad esse si ha un suono molto potente al di fuori. Con questo canto, inoltre, si potrebbero avere molti risultati nella rieducazione della parola di quelle persone che non hanno più la voce. Mentre le persone normalmente non parlano con le aritenoidi, io vi posso dimostrare di saperlo fare.Come fa Poppey di Braccio di ferro o Louis Amstrong: questi aveva persino i polipi! (canta come Louis Amstrong). Se sai dov'è la parte che fa vibrare la tua voce puoi trasformarla. Pensate ai Monaci tibetani. Molte persone sono convinte che essi preghino utilizzando i sub - armonici, ma non è vero. Questi monaci pregano con la voce vera e cantano fino a 65-70 hertz..

A questo punto Tran Quang Hai spiega le differenze e modi di utilizzare le scale sugli armonici.

Esempio di scala diatonica e scala pentatonica quest'ultima utilizzata dai cantanti della Repubblica di Tuva. Nel primo esempio la scala avviene per progressione fino all'armonico 12° nel secondo si omette l'armonico 11°. Poi evidenzia esempi sull'utilizzo del fiato e su come omettere la fondamentale spiegando che il segreto dell'omissione della fondamentale sta nell'apnea.....

Quali consigli darebbe a una persona che vuole avvicinarsi al canto e allo studio del canto sia tradizionale che difonico?

Nel canto tutto dipende da quello che si vuole fare. Se si vuole seguire il canto lirico, il canto classico, non bisogna occuparsi del canto difonico, perchè quest'ultimo permette di sviluppare gli armonici, completamente estranei alla concezione armonica classica. Introdurre gli armonici nella concezione classica equivarrebbe a rovinare la voce: non si devono cantare o scrivere note che non esistono nelle armoniche classiche. Il canto difonico, invece, è molto utile per quelle persone che vogliono avere una voce più bella; si pensi agli istitutori, agli insegnanti, agli attori di teatro, ai politici, a quelle persone che non sanno parlare. Bisogna lavorare per avere una voce che catturi l'attenzione.

La tecnica è per lei una componente fondamentale?

La tecnica del canto difonico mi permette di avere un controllo completo del mio corpo; mi permette di avere una concentrazione e soprattutto di ampliare la mia capacità di meditazione: la meditazione non è altro che fissarsi su una cosa senza pensare a niente altro. Se voi provate a tenere un armonico fisso senza farlo vibrare otterrete la concentrazione. Il canto difonico mi permette di avere la concentrazione nella mia meditazione.

Prima di un concerto è solito scaldare la voce oppure scaldare l'anima, magari con la meditazione?

Non ho bisogno di cantare, perchè lo faccio già sul palcoscenico. Prima di un concerto mi lascio andare al rilassamento, perchè se si continua a cantare si rischia di infiammare le corde vocali e dopo non si riesce più a cantare in scena. E' molto importante lasciare riposare le corde vocali perchè sono molto fragili.

Quanto tempo si allena al giorno?

Cinque minuti al giorno, perchè il canto difonico non è come le altre tecniche vocali. Dal momento che si gonfiano i muscoli vocali si sprecano molte energie ed è come se si cantasse per un'ora. Dunque, se ci si allenasse per molto tempo si rischierebbe di avere le corde infiammate con il rischio di parlare in modo afono. Questo avviene perchè le corde rimangono disunite. Le corde vocali non sono corde, ma muscoli: attualmente vengono chiamate vocal phodes, pieghe vocali.

Secondo lei, attualmente, in Europa, vi è una giusta interpretazione del canto difonico o armonico?

(A) Canto armonico, per me, non è affatto un buon termine, perchè tutte le voci sono armoniche. Senza gli armonici non avreste la voce: quando parlate avete gli armonici, altrimenti non uscirebbe suono. C'è confusione nell'uso del termine perchè si pensa ad armonici imposti. Sull'uso di quest'ultimi non discuto perchè ognuno fa le sue scelte. Ognuno utilizza gli armonici come vuole, ma sul piano tecnico, acustico, curativo e soprattutto musicale, quando c'è una voce senza armonici non è più una voce: gli armonici sono suoni multipli del suono fondamentale. Per questo motivo io parlo di canto difonico o multiplo e non di canto armonico.

Nella raccolta Le Voix Du Monde vengono esaminati diversi stili di canto, ad esempio Quale, secondo lei, risulta essere il più interessante dal punto di vista etimologico e dal punto di vista artistico?

Tutto dipende dalla preferenza che una persona ha. Intendo dire che non si può discutere nè di gusto, nè di colori. Non si può discutere, perchè c'è una vocazione, una direzione. Non c'è un canto superiore o migliore di un altro; ma c'è una diversità delle tecniche vocali, una diversità delle tradizioni musicali ed è grazie a questi aspetti che si costruisce la ricchezza musicale. Vi faccio un esempio. Pensate a un giardino e a un fiore in particolare "la rosa" secondo voi il più bel fiore del mondo. Ora, immaginate che nel vostro giardino abbiate piantato solo alberelli di rose, che cosa provereste? Molto probabilmente, ad un certo punto, vi accorgereste che, circondati solo da roseti, la vostra dedizione a questo fiore si sta perdendo a poco a poco. Ma, al contrario, immaginate il vostro giardino completamente rinnovato dalle più svariate specie di fiori, non solo rose, ma lillà, pronus, anche erba gramigna che cosa provate ora? Questo giardino è un paesaggio e, in esso, ogni fiore, erba, albero mostra il proprio fascino, la propria bellezza, la propria caratteristica. Qual è il viso del vostro giardino? E le rose?

Quale importanza svolge la casualità e l'improvvisazione nei suoi concerti?

L'improvvisazione è molto importante, perchè dona ricchezza. Improvvisare non significa, però, fare qualsiasi cosa. E' necessario pensare in anticipo. Io faccio un plan di improvvisazione e segno questo al primo posto; quest'altro al secondo posto e così via. Bisogna essere liberi nella disciplina, non nell'anarchia dove è possibile ogni cosa e non c'è una concezione. L'improvvisazione ha un tema: datemi un tema del canto difonico e cinque minuti per produrre e io creerò un determinato lavoro; datemi lo stesso tema e un'ora e vi creerò un altro lavoro. L'improvvisazione in scena dura in media cinque minuti e nell'arco di quel tempo a mia disposizione devo creare un lavoro completo, cioè costituito da un inizio, un centro e una conclusione. E' importante che ci sia una conclusione quando si improvvisa: altrimenti è come se facessi un ritratto e disegnassi un corpo senza gambe. Nell'arco di cinque minuti devo riuscire a disegnare una caricatura che suggerisca l'idea di un'immagine chiara, di un ritratto appunto. Ma se avete tempo, fate un vero ritratto e disegnate per mesi e mesi: il risultato sarà stupefacente.Nelle esibizioni, tutto dipende dal tempo imposto da qualcun altro e dalle regole musicali. Per esempio, se improvvisate sul DO maggiore, non potete mettere un accordo minore, perchè altrimenti non rispettereste la regola. Bisogna, quindi, rimanere in un determinato quadro. Pensate a una piscina. Potete nuotare come volete, a stile libero, a dorso, a farfalla, sott'acqua ma non lasciate la piscina! Il quadro d'improvvisazione in quel caso è costituito dalla piscina.

In quale modo si rapporta alla musica classica, così severa nelle regole?

La mia formazione è classica. Ho studiato violino per dodici anni; ho suonato Paganini in un'orchestra da camera. La mia formazione al Conservatorio mi ha insegnato la disciplina da adottare nel mio lavoro. Poi, alla disciplina, ho aggiunto lo spirito: non mi sono limitato a copiare, ma ho messo lo spirito di questa disciplina nei miei studi di musica tradizionale. Bisogna ispirarsi allo spirito di qualcosa di bello per applicare nelle altre tradizioni, escludendo il rischio di copiare solamente. L'aspetto più importante è la nozione compatibile e incompatibile. La nozione compatibile, ad esempio, per il gruppo sanguigno: se avete 0, metterete 0; io ho A, metterò quindi A oppure 0, ma non potrò mai mettere B e così via. Lo stesso atteggiamento avviene per la tradizione: se mettete delle cose simili vicine ad altre, voi arricchite la tradizione; ma se mettete delle cose incompatibili, distruggerete la tradizione. Per esempio, nella musica vietnamita non abbiamo la polifonia, ma c'è la melodia; non abbiamo la concezione nel senso verticale, ma una concezione eterofonica. Questo vuol dire che ogni strumento crea una melodia e non suona esattamente le stesse note insieme agli altri strumenti.

Ha mai pensato di cambiare direzione? Se sì, in quale periodo della sua vita?

Verso gli anni Settanta ho scoperto che vi erano altre ricchezze della voce. Prima avevo appreso il canto corale, il bel canto, il canto lirico, l'opera di Pechino, l'opera giapponese; avevo fatto jazz, la voce basso. Quando ho scoperto il canto difonico ho lasciato perdere tutto, perchè in una vita non si può fare tutto. Grazie al canto difonico ho avuto la possibilità di lavorare sulla produzione energetica.

Secondo lei, gli armonici possono essere utilizzati al fine curativo (suonoterapia)? Che cosa pensa, appunto, della suonoterapia?

Sì, nella musicoterapica e in altre terapie, soprattutto per curare le persone che sono timide. Le persone che parlano di gola, quelle che non riescono a far uscire la voce. La voce riflette il profilo psicologico di una persona: una voce molto dolce che non esce dalla gola è sintomo di una persona che ha molti problemi. In questo caso, bisogna lavorare per aumentare le frequenze per avere una voce sicura: è un lavoro di rieducazione, un lavoro terapico.

Ha mai avuto durante la sua esistenza un momento di sconforto a livello artistico? Se sì, come l'ha superato?

Sì, tutti gli artisti hanno dei momenti difficili, perchè si ha un blocco, non si trova un modo per andare avanti, non si riesce più a progredire e si rimane sempre allo stesso punto. C'è stato un momento per me in cui non volevo più continuare e volevo lasciare perdere tutto. A poco a poco però sono ritornato a fare concerti, perchè prima di essere ricercatore, ero stato un musicista professionista e in trentasette anni avevo dato almeno tremila concerti. Sulla scena suono quindici strumenti come musicista professionista e sono compositore di musica e di musica elettroacustica. Ho depositato seicento canzoni.

Che cosa pensa di Demetrio Stratos?

Aveva imparato da me nel 1977 in Francia. Venne da me con un impresario che mi disse che il maestro Demetrio Stratos voleva apprendere le mie tecniche di canto. Rimase con me per due ore e imparò tutto. Dopodichè, tornato in Italia, utilizzò gli esercizi appresi per le sue ricerche personali.

La ringrazio da parte di tutti i visitatori del Portale va_ per averci concesso questa interessante intervista.

Grazie a voi per il lavoro che state compiendo...

Chi è Tran Quang Hai? (breve biografia)

Talentuoso e rinomato musicista vietnamita, è nato nel 1944 e proviene da una famiglia di cinque generazioni di musicisti.

Dopo il conseguimento del diploma, presso il conservatorio di Saigon, si è trasferito in Francia dove ha condotto i suoi studi di teoria e pratica della musica orientale con suo padre, Prof. Trân Van Khê, al Centro di Musica Orientale di Parigi.

Polistrumentista, compositore, autore di saggi, documentari e dischi, suona più di 15 strumenti delle più svariate parti del mondo ( Vietnam, China, India, Iran, Indonesia ed Europa ).

Dal 1966 fino ad oggi ha tenuto più di 2500 concerti in circa 50 paesi ed ha preso parte a numerosi Festival internazionali di musica etnica, oltre ad esibirsi per radio e televisioni di tutto il mondo.

Oltre alla composizione di numerose musiche tradizionali vanta, inoltre, altrettante considerevoli esperienze in vari generi musicali che vanno dalla musica contemporanea elettro - acustica a quella per film.

Dal 1968 fa parte del gruppo di ricerca del National Center for Scientific Research (CNRS) ed è oggi stato assegnato al dipartimento di etnomusicologia presso il Musée de l'Homme di Parigi.

La sua attività di ricercatore lo ha portato negli anni '70 a conoscere e fare propria la tecnica del Khoomeilakh, tipica del canto degli armonici praticato a Tuva e in Mongolia.

Come si dimostra nel film "Le chant des armoniques", realizzato da Tran Quang Hai insieme con Hugo Zemp, il Khoomeilakh è una tecnica vocale alquanto impegnativa che comporta la produzione simultanea di due suoni (canto bi - difonico).

L'esecutore infatti emette un suono grave o fondamentale ricco di armonici, tende i muscoli, gonfia le guance e, variando la pressione dell'aria attraverso le corde vocali, il volume del cavo orale e la posizione della lingua, riesce ad ottenere suoni diversi creando una vera e propria melodia su di un bordone.

Il canto armonico è praticato da numerosi gruppi etnici oltre che in Mongolia anche in Rajastan, Taiwan, Sud Africa e Tibet ( presso i monaci ). Anche nella musica occidentale contemporanea il particolare canto ha avuto la sua influenza: basti pensare all'Harmonic Choir di David Hykes o all'utilizzo che ne ha fatto Demetrio Stratos per creare un' interessante relazione tra voce e subconscio.

Tran Quang Hai ha ricevuto numerose medaglie ed onorificenze dalle più importanti accademie e fondazioni del mondo. Inoltre, nel 1995 è nominato presidente di giuria del Festival di canto armonico stile Khoomei a Tuva.

Un' importante e brillante carriera che lo ha portato ad essere considerato il maggiore esperto di canto armonico nel mondo.

 

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