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Una città catalana di Sardegna

Scritto da redazione on 27 Maggio 2008.

Una città catalana di Sardegna
L’Alguer

Fu il ponte della città romana di Corax situata a due Km. dalla spiaggia, che i romani battezzarono Algarium, a ragione delle immense praterie marine di posidonia. Dai pisani e dai genovesi, fu chiamato la Lighiera, dai sardo-parlanti s’Aliguera e dai catalani l’Alguer sino alla definitiva conquista catalana avvenuta nel 1354, Alghero rimase possedimento dei Doria.
Quando fu conquistata dai catalani la cinta fortificata comprendeva 26 torri collegate tra loro da mura non alte, espressione della tecnica militare medievale, dal 1500 in poi, con le opere di rifacimento dei bastioni e, delle torri, la struttura difensiva prendeva la forma attuale, con sette torri collegate da alte cortine e relativi camminamenti per difendere la città sia dalla terra che dal mare. La fortezza fu ripopolata da Ebrei maiorchini, poi occitani e provenzali e da coloni cristiani provenienti dal barcellonese, dal terragonese, dalle Baleari e dal velenzano.
Da questi abitanti e dalla loro convivenza civile deriva il prestigio architettonico della città, oltre che la lingua storica parlata dagli algheresi, cioè il catalano. Dal 1501 – in pratica dopo la cacciata degli Ebrei-, Alghero assume il titolo di città e diviene due anni dopo sede vescovile al posto delle spopolate Ottana, Castro e Bisarcio. Rimasta per secoli una città fortificata come Ciuta della Minorca, Palma o Alicante, la sua economia storica si è basata sull’agricoltura, sulla pastorizia, sulla pesca in particolare del corallo e sul commercio. Nel 1700 so assiste al rifiorire dell’agricoltura, che nella coltura degli ulivi e nella viticoltura troverà le sue massime espressioni, anche l’<<oro rosso>> il corallo algherese, continua ad essere estratto nei mari algheresi, particolarmente dai napoletani. Sul finire del Settecento la città subisce l’influenza positiva delle idee liberali, si formano cenacoli poetici, nasce il “Teatro degli Amatori”, l’imprenditoria mercantile si sviluppa con interessanti traffici commerciali con i porti liguri, francesi e campani.
Le idee giacobine hanno interessato anche la città catalana che fu tra le più impegnate nel sostenere il movimento di liberazione dei sardi dal giogo sabaudo e dal retaggio feudale spagnolo. Nel 1861 fu edificato il Teatro Civico con il sostegno dell’illuminata e colta massoneria algherese, la maggior parte dei cui adepti era di provenienza ligure e piemontese. A questi si debbono le opere civili più belle ed interessanti dal panorama urbanistico, sia dentro il centro storico che all’esterno come le scuole elementari, i palazzi, le espressioni tardo-eclettiche e le ville liberty, il piano di espansione viaria, il primo stabilimento balneare (lo banyeto).
Anche Alghero subisce i contraccolpi della crisi economica europea di fine ottocento. Ma è in questo periodo che si assiste ad un movimento “rinascentista” di carattere eminentemente culturale promosso dal console catalano Eduard Toda i Guell, che dal il via alla ripresa dei contatti con la Catalogna, contatti che nel 1960 ad oggi si stanno normalizzando e arricchendo di nuova progettualità. Alghero in questi ultimi anni ha dimostrato di essere una città decisamente atipica nel contesto sardo, sia per la storia catalana, si aper il suo irripetibile centro storico e, infine, per le sue bellezze paesaggistiche e ambientali. Tutti questi elementi la fanno, nello stesso tempo, “isola” e “ponte” di mediterraneità e di europeismo.

Rafael Caria

 

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