Il Nomos

Il Nòmos
I Greci conoscevano una forma musicale tipica chiamata nòmos la quale si può tradurre in modo esemplificativo nella parola aria. Il Nòmos poteva essere sia strumentale (auletico)che strumentale e cantato (aulodico). Per l’aulodica, abbiamo particolari positivi dovuti al grande impulso di Polimnaste di Colofonie (VII sec. a.c.) e da Sekàda di Argo (VI sec. a.c.). Secondo le fonti storiche il maggior rappresentante della composizione per canto e lira, cioè del nomo citarodico, fu Terpandro di Antissa (VII sec. a.c.), Plutarco gli attribuisce quattro nomoi: il Nòmos Beòzio, Trocàios, Orthios, Eolio. Il Beozio e l’Eolio presero il oro nome dai popoli con i quali l’autore Terpandro aveva comunità di origini. Terpandro era di Lesbo, come i beoti, quindi discendeva dalla stirpe eolia. I nomoi Trocàios ed Othios erano così detti dai ritmi che vi aveva preponderanza.
Terpandro di Antissa (Antissa, Lesbo 645 a.C.- ?), poeta e musico greco. Nativo dell’isola di Lesbo, operò soprattutto a Sparta, dove secondo la tradizione avrebbe istituito una vera e propria “scuola di musica” per istruire i propri allievi nell’uso della nuova cetra a sette corde, da lui inventata in sostituzione del vecchio strumento a quattro corde. Dal nome del nuovo strumento (kithara o lyra) ebbe origine l’aggettivo che identificò la poesia lirica; infatti Terpandro è considerato, insieme con Arione, uno dei fondatori della cosiddetta “lirica corale”, una tra le più importanti manifestazioni letterarie della letteratura greca d’età arcaica. Compose per lo più nómoi, melodie con le quali accompagnò canti tratti dai poemi omerici, e inni alle divinità; pochi, e di incerta attribuzione, i frammenti letterari rimasti.
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