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18
Giu

I Griot

Scritto da redazione on 18 Giugno 2008.

I Griot
Continente:
Africa
Nazione: Senegal

Sono persone che appartengono alla casta dei “ñàmàkálá” . Questo nome così difficile da tradurre, designa una realtà complessa dalla società mandinga. Massa Makhan DIABATÉ nel Janjon et autres chants populaires du Mali l’ha poeticamente tradotto con la pesante espressione “manche du maléfice” ovvero « antidoto del male ».
In realtà questo nome come buon numero di nozioni malinké ha diversi significati (positivi o negativi) secondo il contesto. Per semplificare, la “ñàmàkáláya” costituisce un insieme di persone di una casta che hanno vocazioni per alcuni lavori artigianali. Si può dire che questa casta assomiglia a una gran parte di « gente dell’arte » (intesa in senso pratico, manuale) del mondo malinké. Per saperne di più, vedete il capitolo 5 del libro di Sory CAMARA, Gens de la parole, Essai sur la condition et le rôle des griots dans la société malinké; il capitolo è interamente dedicato alla definizione e ai molteplici aspetti di questa realtà.

 


In seno a questa casta esiste una gerarchia e i griot sono in cima a questa. La scala gererchica dei “ñàmàkálá” in ordine crescente è la seguente :
Le persone di forgia ( nùmú, in malinké)
Gli artigiani del cuoio o calzolai ( kárãké ou garanké)
Gli artigiani del legno ( kùlé)
Le persone della parola ( fínà, fínè ou fùnè), griot particolari che dispongono solo della parola
I griot ( jèlí ) propriamente detti che dispongono della parola, del canto e della musica come loro la intendono
Tra i griot, quindi, esistono delle categorie secondo le specializzazioni che gerarchizzano i rapporti
Certo è che la forte rivalità tra i fínà e i jèlí fa si che non vi sia una vera e propria distinzione di superiorità sociale da un gruppo all’altro ; invece all’interno della stessa categoria dei jèlí c’è una gerarchia molto stretta: in testa ci sono i suonatori di strumenti a corda ; al secondo posto troviamo i suonatori di xilofono, i báláfolá, e quelli di strumenti a fiato, i bùdùfolá e i fìlèfolá ;all’ultimo posto ci sono tutti gli altri griot, soprattutto coloro che usano strumenti a percussione (specialmente tamburi).


RUOLO DEI GRIOT

I griot sono i depositari della memoria e della storia del Mande.
Oggi i griot sono conosciuti soprattutto come cantori e musici. Tuttavia restano primariamente i maestri della parola ; sono loro che fanno e disfanno le reputazioni, che placano o accendono l’ardore dei capi, che annunciano e magnificano la nascita, l’apogeo o la caduta di uno stato, che fanno entrare nella leggenda un bravo guerriero o usirne un cattivo.
E’ per questo che fin quando esisteranno le tradizioni mandinghe, questi nomi del celebre griot Mamadou Kouyaté resteranno d’attualità :

« Noi siamo dei sacchi di parole, noi siamo i sacchi che racchiudono segreti il più delle volte secolari. L’arte della parola non ha segreti per noi, senza di noi i nomi dei re cadrebbero nell’oblio, noi siamo la memoria degli uomini ; attraverso la parola noi diamo vita ai fatti e ai gesti dei re di fronte alle nuove generazioni. Io ho ereditato la scienza di mio padre Djeli Kedian che a sua volta lui ereditò da suo padre. La storia non ha misteri per noi, insegnamo al popolo quello che vogliamo insegnar loro, siamo noi che deteniamo le chiavi delle dodici porte dei Mandinghi... »


Origine oscura del nome « griot »

Fino ad oggi non si conosce esattamente la provenienza del nome « griot »
La prima volta che apparì in francese fu in un manoscritto del governo della Compagnia del Senegal verso la fine del XVII° secolo Le premier voyage du sieur de La Courbe fait à la Coste d'Afrique en 1685.
Secondo Labouret, il nome «griot» sarebbe di origine portoghese :
« Ci si può chiedere se questa espressione designante i musicisti, i cantori, i saltimbanchi, i trovatori della corte dei principi e dei grandi del Senegal, non provenga anche dal nero-portoghese. In questo caso deriverebbe dal verbo criar , allevare, educare, istruire ; da qui il titolo di criador, fecondo, padrone ; criado cioè colui che è stato nutrito, allevato, educato e che vive nella casa del maestro. Di conseguenza in senso esteso : domestico, dipendente, cliente favorito ». À propos du mot griot », Notes africaines, 1959. Questa ipotesi è contestata dagli specialisti.
Naturalmente i Malinkés non nominano le persone di questa casta così, ma utilizzano il nome “ jèlí ” o “ jàlí ”. I griot dicono raramente “ jèlí ” , quando parlano di loro stessi usano piuttosto “ jàlí ”

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