CIRCLELAND in Italia

PROSSIMO APPUNTAMENTO
CIRCLELAND ALBERT HERA

31 luglio - 1 Agosto 2010
Montecompatri (Roma)
per maggiori info

LINK del Mese

CRDMitalia
Centro ricerca divulgazione Musicale
Metodologia per l'educazione
Musicale Edgar Willems
visita il sito

In evidienza

NOVITA!!!!
MASCHERA & GOLA APERTA
Spazio didattica
Articolo scritto dal M° Antonio Juvarra

 

news didattica

Jongleurs et ménestrels

Stampa

Active Image

Jongleurs et ménestrels
Sec. XIII

Nel loro girovagare di paese in paese, i giullari cantavano e suonavano, nelle piazze e sui sagrati delle cattedrali, le melodie e le danze dei luoghi più disparati. Nel contempo, diffondevano notizie di cui erano stati testimoni o che avevano sentito narrare.
I loro racconti rappresentavano allora l’unica opportunità per gli abitanti di un castello, di un borgo, di un comune, di conoscere quanto avveniva al di là del breve orizzonte delle mura nelle quali vivevano rinchiusi.
Così, quasi inconsapevolmente, essi contribuirono a far conoscere non soltanto le mode e i costumi di genti diverse ma, ben presto, finirono per farsi strumento di una importante funzione: la circolazione delle idee.
La qual cosa, com’era da aspettarsi, causò loro una forte ostilità da parte del potere costituito, sia civile, sia religioso.
Al canto libero dei giullari e dei menestrelli medievali intendiamo quindi ispirare la nostra ricerca ed improntare la nostra pratica esecutiva del patrimonio musicale che essi ci hanno tramandato.

Significato di un titolo per una nuova rubrica sul medioevo musicale

Il processo di formazione di una qualsiasi disciplina genera un linguaggio, via via corredato da una terminologia dello specifico campo di interesse, il cui significato, in prosieguo di tempo, risulterà di difficile comprensione ai non “addetti ai lavori”.
Anche la musica non va esente da codesto fenomeno tant’è che non è infrequente riscontrare la redazione di appositi glossari di termini musicali in appendice a pubblicazioni, destinate al vasto pubblico dei lettori.
Orbene, la nostra rubrica, nell’aprirsi con il suo titolo all’attenzione di appassionati cultori della musica medievale, intende innanzi tutto precisare il suo àmbito di indagine (che è segnatamente circoscritto ad un settore particolare della musica medievale) e, nel contempo, offrire informazioni di vario genere a quanti intendono proseguire le orme di Jongleurs et Ménestrels, ovvero gli antichi esecutori della musica profana del Medioevo.
A questo punto è doveroso, da parte nostra, tentare di fare chiarezza - nel limite del possibile - sull’uso dei due nomi “giullare” e “menestrello” la cui soluzione, di non semplice portata, fu avvertita già nel lontano basso Medioevo.
Nella seconda metà del sec. XIII, il trovatore provenzale Giraut Riquier rivolse una supplica ad Alfonso X, re di Castiglia e Leòn, soprannominato per le sue alte qualità El Sabio (il saggio), affinché con la sua autorità stabilisse, una volta per sempre, una corretta terminologia per delineare le caratteristiche professionali di una variegata casistica di persone che, nell’esercizio di attività musicali, ludiche e ricreative, si definivano genericamente giullari.
Il termine giullare, derivato dal latino joculator, a sua volta proveniente da jocus (scherzo, gioco), risale al periodo classico ed il suo uso si diffuse solo in epoca medievale quando, a partire dal V – VI secolo, andò via via a sostituirsi alle parole mimus, scurra e histrio.
Nel corso dei secoli precedenti, numerose personificazioni erano entrate nel gran calderone rappresentato da un termine che, nella lingua italiana, è “giullare”, nella lingua francese è “jongleur”, in provenzale suona ”joglar”, in spagnolo “juglar”, in tedesco antico “Gengler”, in inglese “jogler”, in seguito soppiantato da “minstrel”. Queste, infatti, erano le personificazioni più ricorrenti: buffoni, menestrelli, trovatori, trovieri, istrioni, mimi, saltimbanchi, imbonitori, musicanti, trombetti, citaredi, cantastorie, araldi, nani-buffoni, acrobati, mangiafuoco, giocolieri, prestigiatori, pagliacci, ciarlatani, guitti, attori.
La Declaratio reale ottenne l’effetto desiderato tant’è che possiamo leggervi, tra l’altro, “E quelli che sanno vivere tra i potenti con cortesia e con decorose capacità, suonando strumenti o raccontando novas di altri autori, o cantando vers e canzoni altrui, ben fatte e piacevoli da ascoltarsi, possono a buon diritto portare quel titolo di giullari”.
Allora, seguendo il dettato reale di Alfonso X, l’uso che intendiamo fare noi dei due nomi “giullare” e “menestrello”, viene rigorosamente circoscritto al campo della musica cortese, sia pure con la seguente differenzazione: giullare come sinonimo di musico itinerante; menestrello come sinonimo di musico, in servizio presso la corte di un signore (trovatore), del quale è l’esecutore delle sue composizioni poetico-musicali.
Ma non basta. In codesti termini intendiamo ricomprendere soprattutto l’esercizio di un’arte musicale segnatamente profana, contrapposta a quella dei chierici nelle cattedrali, e quindi lungamente avversata dalla chiesa per la sua carica trasgressiva ma, in quanto tale, innovativa nello sviluppo stesso dell’arte musicale. Tale avversione, lapidariamente sintetizzata nelle parole del monaco Onorio di Autun: “Habent spem joculatores? Nullam” (I giullari hanno speranza di salvezza? No, nessuna), verrà superata soltanto alla fine del Quattrocento, allorché il papa Sisto IV revocherà definitivamente la scomunica ai giullari, agevolando in tal modo il diffondersi di corporazioni musicali al pari di quelle di altre categorie d’arte e mestieri.
La formulazione del titolo della nostra rubrica è inoltre sintomatica di un auspicio per una diversa modalità di esecuzione della musica medievale, oggi solitamente resa con ensemble strumentali sempre più affollati, a simiglianza del “piccolo concerto” al quale la musica strumentale dei secoli successivi ci ha oramai abituati.
Una siffatta liturgia esecutiva, in verità, non doveva essere tanto frequente nel Medioevo, per vari motivi. Principalmente per il tipo di musica rigorosamente monodica e strettamente legata al verso, quindi cantata. Lo strumento c’era (di solito una viella), ma si limitava a suonare all’unisono come sostegno della voce; la piccola orchestra con promiscuità di strumenti (corde e fiati) era rarissima, legata a paticolari eventi che vedevano raccolti più giullari.
Ciò nonostante, e come vedremo in altra parte della nostra rubrica, il Medioevo ci ha tramandato un numero ragguardevole di strumenti musicali riprodotti su dipinti, miniature, vetrate, sculture ecc. che sono oggetto di studio da parte dell’Iconografia Musicale.

 


Fonti bibliografiche:

T. Saffiotti, I Giullari in Italia. La storia, lo spettacolo, i testi. Xenia edizioni, Milano, 1990

A. Bornstein, Gli strumenti musicali del Rinascimento. Franco Muzzio editore, Padova, 1987

D. Kämper, La musica strumentale nel Rinascimento. Studi sulla musica strumentale d’assieme in Italia nel XVI secolo. ERI, Torino, 1976.

Autorizzazione gentilemente concessa dal sito Jongleurs et Ménestrels