20
Mar
Giovanni Pierluigi da Palestrina

Giovanni Pierluigi da Palestrina
Periodo: Sec. XVI
Provenienza: Italia
Periodo: Sec. XVI
Provenienza: Italia
Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594), così chiamato dalla piccola città nei pressi di Roma in cui nacque, fu il maggior esponente della scuola polifonica romana, sorta nella Cappella Papale nella prima metà del XVI secolo.
Il Palestrina riuscì a fondere in una mirabile sintesi la tecnica polifonica fiamminga, la dolcezza melodica latina e lo spirito universale del cattolicesimo.
La polifonia, prima di lui, era il risultato di un intricato labirinto di suoni, trattati come valori matematici, che producevano una somma di sensazioni tra loro contrastanti.
Pur ammirando l'estro e la tecnica dei grandi compositori fiamminghi, il Palestrina ne ripudiò gli artifici e le ricercatezze ed infuse nella sua musica, ricca di spiritualità, una profonda ispirazione religiosa, capace di rivivere nell'animo degli ascoltatori.
Al Palestrina è attribuito il merito di aver salvato la musica polifonica sacra dalla condanna che il Concilio di Trento, indetto per combattere la Riforma luterana, stava per decretarle. Infatti, come Lutero, in Germania, aveva sentito la necessità di semplificare e di purificare i canti sacri, così anche la Chiesa cattolica si era posta il problema della musica religiosa, che la complicata polifonia fiamminga aveva allontanato dal suo scopo principale: l'elevazione spirituale.
Durante il Concilio di Trento, perciò, tra gli altri argomenti da discutere, fu posto il problema delle musiche sacre. Da più parti la polifonia fiamminga era posta sotto accusa e in generale, ritenendosi il genere polifonico inadatto per le sacre funzioni, si auspicava un ritorno al canto gregoriano. Ma la Commissione Episcopale addetta alla riforma delle musiche sacre, avendo ascoltato due Messe del Palestrina, si rese conto che non bisognava accusare la polifonia, bensì il modo in cui essa era stata usata precedentemente. Perciò, oltre al canto gregoriano, il decreto conciliare permise l'uso della polifonia di stile palestriniano.
Il Palestrina scrisse più di 100 Messe a 4, 6 e 8 voci. La più famosa è quella dedicata al Papa Marcello. La sua opera comprende inoltre Mottetti, «Stabat Mater», «Magnificat», e quelle «Lamentazioni» che ancor oggi vengono eseguite nelle basiliche romane durante la Settimana Santa. Compose infine 91 Madrigali profani e 42 Madrigali spirituali.
Il Palestrina riuscì a fondere in una mirabile sintesi la tecnica polifonica fiamminga, la dolcezza melodica latina e lo spirito universale del cattolicesimo.
La polifonia, prima di lui, era il risultato di un intricato labirinto di suoni, trattati come valori matematici, che producevano una somma di sensazioni tra loro contrastanti.
Pur ammirando l'estro e la tecnica dei grandi compositori fiamminghi, il Palestrina ne ripudiò gli artifici e le ricercatezze ed infuse nella sua musica, ricca di spiritualità, una profonda ispirazione religiosa, capace di rivivere nell'animo degli ascoltatori.
Al Palestrina è attribuito il merito di aver salvato la musica polifonica sacra dalla condanna che il Concilio di Trento, indetto per combattere la Riforma luterana, stava per decretarle. Infatti, come Lutero, in Germania, aveva sentito la necessità di semplificare e di purificare i canti sacri, così anche la Chiesa cattolica si era posta il problema della musica religiosa, che la complicata polifonia fiamminga aveva allontanato dal suo scopo principale: l'elevazione spirituale.
Durante il Concilio di Trento, perciò, tra gli altri argomenti da discutere, fu posto il problema delle musiche sacre. Da più parti la polifonia fiamminga era posta sotto accusa e in generale, ritenendosi il genere polifonico inadatto per le sacre funzioni, si auspicava un ritorno al canto gregoriano. Ma la Commissione Episcopale addetta alla riforma delle musiche sacre, avendo ascoltato due Messe del Palestrina, si rese conto che non bisognava accusare la polifonia, bensì il modo in cui essa era stata usata precedentemente. Perciò, oltre al canto gregoriano, il decreto conciliare permise l'uso della polifonia di stile palestriniano.
Il Palestrina scrisse più di 100 Messe a 4, 6 e 8 voci. La più famosa è quella dedicata al Papa Marcello. La sua opera comprende inoltre Mottetti, «Stabat Mater», «Magnificat», e quelle «Lamentazioni» che ancor oggi vengono eseguite nelle basiliche romane durante la Settimana Santa. Compose infine 91 Madrigali profani e 42 Madrigali spirituali.


