Il canto delle stelle
ArticoloRecensione Albert Hera
concerto al Planetario di Milano 14 marzo 2009
articolo scritto da Q.Pirotti
Quando le notti ci aprono le finestre al mondo, quando il cielo, notturno, terso e acceso da milioni di stelle, dona agli uomini momenti di magico stupore, pare di sentire un suono provenire dal profondo dell’universo. Un suono reale o immaginario? Non si sa; eppure un suono esiste.
![]() | “Al planetario di Milano è possibile stare comodamente seduti col naso all’insù e vedere le stelle, tutte le stelle… e liberi da ogni inquinamento luminoso tipico delle metropoli, conoscerne i nomi, la storia, le credenze popolari e culturali a esse congiunte". Da una comoda sedia si può essere in più parti del mondo, dello spazio e del tempo, giocare con le galassie e rendersi conto di quanto si è infinitamente piccoli al cospetto dell’intero universo. Le parole del Dott. Fabio Peri, esperto astrofisico e conservatore del Planetario di Milano, hanno introdotto e accompagnano sabato 14 marzo, la serata dedicata all’astronomia e ai suoni sotto le stelle. Nell’affascinante sala dalla volta in alluminio che ospita il Planetario, i suoni e le musiche di Loretta Martinez (voce) e organizzatrice dell’evento e Diego Baiardi (pianoforte), hanno dato inizio a un percorso musicale che ha visto in seguito esibirsi il trio del cantante Albert Hera, accompagnato alla chitarra dall’eclettico e bravissimo Luca Allievi e alle percussioni dall’eccellente Pietro Ponzone. Il pubblico che numeroso ha gremito la sala del planetario nei due appuntamenti, del pomeriggio e della sera, ha potuto udire e vivere di persona il significato che l’artista Albert Hera ha voluto dare al suo nuovo lavoro: “Simbiosi”. |
Un modo di esprimere e far conoscere apertamente quella particolare forma di convivenza artistica che esiste tra voce e anima in un percorso dove il mentore Bobby McFerrin ha dato ad Albert Hera gli stimoli per compiere un’importante ricerca artistica e spirituale che nella performance di sabato sera ha davvero emozionato tutti. Dal buio spuntavano le stelle, e da queste i suoni! Ecco così, compiuta un’autentica opera d’arte dalla vibrante, forte, profonda energia. Se da una comoda sedia si può essere in più parti del mondo, dello spazio e del tempo, giocare con le galassie e rendersi conto di quanto si è infinitamente piccoli al cospetto dell’universo… chiediamoci come, da questo infinitamente piccolo che è l’uomo, si possano creare gioielli d’arte musicale ed espressiva a così alti livelli. C’è un filo conduttore, congeda Loretta Martinez, che unisce tutte le arti: è l’Amore. Se in quest’Amore ci s’incontra e ci si riconosce ecco che l’infinitamente piccolo trova la propria identità tra le innumerevoli meraviglie del cosmo divenendo egli stesso l’universo. E’ questa forte sensazione che sabato, al Planetario di Milano, ha lascito negli spettatori più attenti il seme della speranza e in Albert Hera la certezza di essere sulla giusta strada… Quando le notti ci aprono le finestre al mondo, quando il cielo, notturno, terso e acceso da milioni di stelle, dona agli uomini momenti di magico stupore, pare di sentire un suono provenire dal profondo dell’universo. Un suono reale o immaginario? Non si sa; eppure un suono esiste. Quinto Pirotti | |



