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09
Mag

Intervista a Phil Minton

Scritto da Albert Hera on 09 Maggio 2008.

 

Albert Hera intervista Phil Minton
23 Ottobre 2003, Milano
Centro Culturale Svizzero

Albert: La tecnica è fondamentale per rendere la voce sana nel tempo?

Phil: La tecnica è essenziale per me. Io ci lavoro sempre, anche di notte quando mi sveglio faccio degli esercizi personali, anche in questo momento mentre sto parlando sono conscio di come parlo e faccio esercizio.

Albert: Può fare degli esempi di esercizi che fa?

Phil: (Esempi sonori) Lo continuo a fare tutto il tempo. (ascolto audio2)

Albert: Nella sperimentazione, ha fatto un percorso nell’ambito della difonia, diplofonia, dell’uso delle aritenoidi, del vocal-fry?

Phil: Io non seguo e non eseguo una scuola particolare, la mia è una scuola molto forte che esiste fin da quando ero bambino e che non ha niente a che fare con un aspetto intellettuale. Fin da piccolo cercavo di riprodurre i suoni che sentivo e credevo che tutti lo facessero, credevo fosse normale; poi sentivo mia madre che era un soprano, mio padre che era baritono e mio zio tenore. Io cercavo di parlare producendo dei suoni che sentivo. Oggi continuo a fare lo stesso, riproduco i suoni che sento e non c’è nessuna scuola.

Albert: Chi è stato il suo cantante di riferimento, che ha ammirato.

Phil: Louis Amstrong

Albert: Che cosa è stato il Jazz per lei?

Phil: Il jazz è stato importante per me, non tanto per i cantanti, quanto per gli strumentisti. Io ero affascinato dai saxofonisti e amo il Free Jazz, il jazz sperimentale.

 

Albert: Quale colore associa alla sua voce? Esiste una spiritualità di trasmissione nella sua voce, ovvero, quest’ultima si sviluppa su un piano materiale o metafisico?

Phil: La mia voce va al di là della materia, questo si, ma usare il termine spirituale non mi piace, metafisico è meglio.
La stessa mia nota ha differenti colori (esempio sonoro)

Albert: Che cosa consiglia ai ragazzi che iniziano a cantare?

Phil: Ascoltare.
Io ho fatto un’esperienza con un coro di 212 bambini e ho chiesto loro di non fare niente altro che sssss . Questo per sensibilizzarli al suone. Ascoltare è basilare.

Albert: Che importanza da al linguaggio onomatopeico?

Phil: Per me la parola non è mai stata importante. Ho lavorato su canzoni cantate e sempre con il rispetto delle parole. Ma quando canto per me la parola no ha significato, è una fonte di suono. Non è stata una scelta il fatto di ignorare i significati, è una cosa innata, come ho già detto prima.

Albert: Ha un progetto riguardante la poesia sonora?

Phil: Non ho mai pensato a me in questo mondo. Io ho lavorato con poeti sonori, ma mi considero un cantante; io arrivo dal canto, i poeti dalla parola: Da questo incontro nasce la poesia sonora. Ho avuto delle collaborazioni e delle esperienze importanti, con Bob Cobin e altri, ma non mi considero e non voglio essere un poeta sonoro perché non sento di appartenere a quel mondo.

Albert: In una grande orchestra, vicino a quale strumento si posizionerebbe?

Phil: Non penso che starei vicino ad alcun strumento. Lo strumento si acquista in un negozio ed è una cosa commerciale, la voce non lo è, la voce è naturale ed è lo strumento più importante che ci sia. Infatti gli strumenti cercano sempre più di imitare la voce.

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