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Intervista a Dulce Pontes

Scritto da Raffaella Buzzi on 14 Maggio 2008.


Verona, 31 Agosto 2004
Intervista a Dulce Pontes a cura di Raffaella Buzzi

1.So che sei nata come ballerina, poi come voce per la pubblicità e da lì la tua voce è stata un prezioso dono per la musica. Come è avvenuto, quando ti sei accorta di amare il canto?

Io ho sempre amato la musica e il movimento si è sviluppato attraverso la musica. Ero molto piccola, avevo quattro anni quando ho fatto una scoperta incredibile: potevo riprodurre i suoni che sentivo con un piccolo xilofono. Allora ho pensato di suonare un pezzo popolare portoghese, Malhão Malhão, molto semplice. Successivamente ho provato con Buon Compleanno, ma siccome lo xilofono non aveva i diesis e non potevo suonarlo, l’ ho messo da parte. Mia madre si stupì e mi chiese chi mi avesse insegnato, così ho iniziato a studiare pianoforte in una piccola scuola di Pueblo dove sono nata e ho studiato per quattro anni. Durante tutta la mia infanzia ho sempre danzato e il movimento è sempre stato molto importante: mi ricordo della sensazione che ebbi una volta quando stavo ballando, non sentivo il mio corpo, quasi come se entrassi in una profonda meditazione. Oggi lo posso sentire, perché quando si crea è tutto molto naturale, poi con la coscienza questo si perde, poi lo si recupera per una cosa migliore. Nella mia famiglia mio zio era un fadista, un bohemien, Carlos Pontes, una figura molto carismatica a Pueblo, a Montijo, dove c’è una grande tradizione di Fado e Toros, una tradizione popolare fortissima. Dunque nella mia infanzia partecipavo a queste tradizioni perché i miei genitori mi portavano con sé e qualche volta cantavo. Mi ricordo che cantai Fado Vitória Povo que lavas no rio con un’altra poesia Na igreja de Santo Estevão che è molto più antica. E io facevo il gobbo, suggerendo le parole. (o lo facevano a lei?)
Quando mio padre mi diede l’autorizzazione ad usare il giradischi, ho trovato un disco di Amalia Rodriguez con una foto in bianco e nero in cui c’era Povo que lavas no rio; io conoscevo già la melodia che è Fado Vitória, ma con un altro testo. E mi ha fatto piangere.
I miei genitori ascoltavano tanta musica e non solo Fado; c’era musica classica, musica anglosassone, musica leggera portoghese, differenti stili musicali che mi hanno dato, oggi lo vedo, un gusto musicale molto ampio e anche un’identificazione personale. Io piangevo sia con Amalia che con Caikovskij ; allora non sapevo perché, adesso lo so.
Tutta la mia infanzia è stata perfetta. Andavo in una scuola di danza, avevo sei o sette anni, e facevamo degli spettacoli in cui dovevamo costruire gli scenari, i costumi, fare le coreografie, una cosa completa che mi ha dato anche un insegnamento fondamentale per la mia professione. Invece nel periodo adolescenziale c’è stato un taglio radicale poiché bisognava subito seguire una disciplina, studiare, e seguire una carriera artistica non era possibile, soprattutto a quel tempo e per la mentalità di un piccolo paese. Anche i miei genitori la pensavano così. E questo taglio è stato un terrore totale, perché tutto quello che stavo facendo fino a quel momento e per il quale ero predisposta mi dava tanto piacere, ma esisteva una cosa chiamata realtà che io non comprendevo, perché la mia realtà era l’esatto contrario.
Allora mentre studiavo, ho pensato di dare lezioni di danza alle classi dei bambini. Un giorno trovai un annuncio su un giornale che diceva “ Si cercano giovani tra 18 e i 24 anni. Se ti piace cantare rispondi, c’è una buona opportunità per te”. Io compivo 18 anni e mio padre venne con me per controllare. Eravamo in uno studio di Lisbona e continuavano a dirmi che sarei stata scelta da una persona che aveva già fatto una selezione tra duecento cantanti; io non sapevo per che cosa, però, perché non mi dicevano niente, solo che per quanto riguardava lo studio io avrei lavorato per loro per la pubblicità. Due giorni più tardi ricevetti una telefonata. Questa è stata una chiave importante. C’era una commedia musicale dove avrei dovuto cantare, ballare, recitare con una compagnia di primo livello in Portogallo. Io non riuscivo a crederci, era come un sogno, come la storia di cenerentola. Avevo solo otto giorni per prepararmi tutto perché la protagonista era andata in brasile per ragioni personali. Al quarto giorno non dormivo più.
Ricordo quel giorno della mia strada professionale (in realtà siamo sempre amatori, solo che diciamo professionale da un punto di vista formale) come un sogno. Perché era una cosa che avevo perso e che stavo recuperando. Ero cosciente del fatto che questa non era una porta, era un portone! Ho dato tutto quel che potevo dare. Ho cominciato a prendere lezioni di dizione, di canto anche se cantavo già, ma non avevo tecnica.

2.Quindi hai iniziato a studiare canto in quel periodo?

Si, nel 1988.

3.E che tipo di lezioni hai voluto prendere?

La mia insegnante era particolare, perché nonostante fosse soprano di canto lirico, non mi ha insegnato propriamente classica, in quanto poteva limitare e far perdere l’originale colore della voce. Lei mi ha dato la conoscenza del mio corpo, di come funziona e il giusto collocamento della respirazione, che è importantissima per l’emissione vocale. Mi ricordo che un anno e mezzo dopo stava succedendo qualcosa, perché potevo produrre lo stesso suono ma senza sforzo, era come se salisse da un canale differente. Io ero un po’ preoccupata “è come se non fosse più la mia voce” dicevo, e lei mi rispondeva “no, questa è la tua voce”. Maria Dusuario Queo
In quel periodo ho cantato di tutto, anche le patate fritte per la pubblicità. Questo mi ha dato la possibilità di apprendere una tecnica per lavorare in studio di registrazione, perché la dinamica, la sensibilità del microfono è completamente diversa rispetto a quando si canta dal vivo. E’ quindi stata una buona scuola di preparazione per quello che sarebbe venuto dopo.
Successivamente ho ricevuto un invito per far parte dell’elenco Casino e surir dove cantavo tutti i giorni pezzi di Shirley Bassey come Goldfinger, From Russia with love e altri. Tutti i giorni la stessa cosa, che stanchezza! Anche questa, però, è stata una buona scuola di disciplina e resistenza. Durò un anno, poi non resistetti più e smisi. Sei mesi più tardi mi invitarono a cantare in una trasmissione televisiva che si chiamava Regresso ao Passado dove si cantava di tutto. Questa è stata un’altra scuola molto importante per la versatilità e per la resistenza. Eravamo quattro cantanti, poi siamo diventati sei, cantavamo i grandi successi degli anni sessanta e settanta di vari paesi; ho cantato anche le canzoni di Rita Pavone.
Certo, tante volte ero forzata a cantare pezzi che non mi piacevano affatto. Ecco la prova di resistenza e di versatilità, del sapersi adattare alla situazione. Anche gli arrangiamenti non mi piacevano perché erano fatti velocemente e superficialmente. Questo programma è durato due anni.
Mi hanno invitato a concorrere al Festival della canzone; c’è stata una prima eliminatoria in Portogallo in cui vinsi con Lusitana Paixão e si può dire che la mia carriera come cantante portoghese sia iniziata lì. Questa è stata un’altra porta importante. Per la prima volta ho cantato con l’orchestra a cinecittà. Mi ricordo che è stato meraviglioso, con tutti gli archi…è stato un momento molto bello.
In Portogallo nessuno voleva editare Lusitana Paixão e tutti volevano comprarla ma non dipendeva da me. Un anno dopo,finalmente, con una piccola casa discografica ho fatto il mio primo album, Lusitana, con molti limiti creativi e di tempo. Non è un album che mi piace tanto, solo due o tre pezzi. Poi ho pensato “se voglio fare questo allora voglio fare quello che mi piace” e mi sono chiesta cosa volessi cantare: il Fado di Amalia, la musica di José Afonso, il folclore portoghese. L’ ho pensato, però, con un’altra interpretazione e con arrangiamenti diversi. Avendo paura di essere incatenata con la casa discografica, avevo fatto un contratto annuale, così che un’altra casa discografica che era interessata al mio lavoro pubblicò Lagrimas alle mie condizioni; infatti mi ricordo che dissi semplicemente “ questo è ciò che voglio fare, se siete interessati bene, altrimenti per me è lo stesso”.

4.Il tuo interesse per il Fado è rinato lì?

C’è sempre stato, fin da piccola, ma non solo Fado, anche la musica del grande José Afonso che ha dato una dimensione profondissima e nuova e ha creato in me, per esempio, la musica popolare portoghese. Ho cercato anche nel folclore, forma unica e intensissima con la sua poesia visionaria e la sua forma unica di interpretare. Questo mi piaceva e anche il folclore. E’ chiaro che per ragioni politiche Zeca Afonso in molte parti del Portogallo non si ascoltava più, Amalia Rodriguez neppure perché era come un sacrilegio cantare il suo Fado e il folclore era fuori moda. La critica ha definito questo cd un suicidio artistico perché non comprendevano come si potessero unire distinte forme politiche. “Ma questa non è politica, è musica pura e semplice”. Questa etichetta che incollano alla gente non è vera! In Zeca Afonso c’è l’autenticità e il genio che egli ha dato alla cultura portoghese.
Come persona di un’altra generazione mi sono interessata a questa autenticità e visto che Dio mi ha dato un dono, volevo fare qualcosa di valido, volevo onorare José Afonso.
Con Lagrimas c’è stata un’altra porta. Un amico di Ennio Morricone che non mi conosceva affatto, per coincidenza acquistò l’album in Portogallo e da lì ho ricevuto un invito dal maestro Ennio Morricone per cantare A Brisa do Coraçao.
La stessa cosa mi è successa per la colonna sonora del film Primal Fear. Il produttore della Paramount è venuto direttamente da me e ho pensato che fosse uno scherzo perché mi diceva anche “Può Richard Gere tenere un tuo cd?”

 

La musica come forma d’arte più diretta al cuore della gente deve essere fatta di emozione, l’esaltazione della capacità umana di ricercarsi in Dio; per questo l’artista cerca sempre la perfezione e non la trova; è come una reminiscenza da dove tutti veniamo e dove tutti andremo un giorno, chissà, è un’utopia. La musica in termine globale, di forma generale, è diventata profanata, tremendamente, è un negozio. E non è facile coniugare tutti questi aspetti.
Se poi si va a vedere con il telescopio c’è un mercato comunemente chiamato World Music, anche se si è già discusso sul termine ma non importa, però è questa cosa che si chiama A, che ha il suo pubblico e che è venuto soprattutto dai promotori locali che hanno avuto la sensibilità di capire che la gente aveva bisogno di ascoltare altre cose, la reminiscenza più autentica, più ancestrale. Anche la situazione della case discografiche attuali vive di limitazioni. Spesse volte è fatta di comunicazione basica, produrre musica che arrivi facilmente all’orecchio della gente, ecco perché sono ascoltate solo le cose più facili. E’ come un fast-food dove tutti vogliono guadagnae tanto senza lavorare troppo. E’ garantito. Ma questo sistema si sta virando contro, forse, è una questione di tempo, a parer mio, perché io credo nell’essere umano.

5.Da Caminhos a O Primeiro Canto c’è stato un cambiamento non solo vocale ma anche stilistico. Che cosa è avvenuto in questi tre anni?

Le mie ispirazioni fondamentali sono sempre in questa famiglia che sta nell’anima: Fado, folclore e la musica che viene dalla scuola di Zeca Afonso, e anche la musica medievale portoghese. Con O Primeiro Canto volevo cantare i miei pezzi, volevo fare un lavoro molto più personale che viene dalla scuola di Zeca Afonso; per questo è dedicato a José Afonso. Ero già stanca della sonorità elettrica che non mi lasciava esprimere, non mi lasciava rivoluzionare in un altro tipo di espressione e di anima. Volevo essere più addentrata in tutto il processo del lavoro. Prima non ero pronta per farlo. E’ chiaro che ho avuto già una forte presenza negli arrangiamenti degli album precedenti, ma soprattutto in Caminhos non ero d’accordo su alcune cose. Allora ho fatto un taglio netto con la casa discografica, con il produttore, tutto. Ho fatto questo taglio per sopravvivenza artistica e coerenza. E O Primeiro Canto l’ ho fatto da sola.

6.Che bella scelta, grazie, ci hai salvato, è un capolavoro e un dono grande per la musica, grazie!

E’ il lavoro più personale.

7.E il prossimo lavoro come sarà?

Ora voglio onorare il Fado. Con O Primeiro Canto ho onorato la scuola di Zeca Afonso, nel mio prossimo lavoro il Fado sarà il filo conduttore. Lo sto producendo con un musicista francese che mi piace tanto, Pascal Gain di San Sebastien; lavora già per le colonne sonore cinematografiche ed è abbastanza minimalista, inoltre abbiamo una poetica musicale molto affine per il tipo di lavoro che voglio fare. Voglio quindi continuare a comporre e curare gli arrangiamenti, ma onorando il Fado. E’ una cosa che non potevo fare prima perché non ero pronta e poi perché Amalia era morta e non era un atto di rispetto. E’ molto forte nella mentalità della gente remorto e reposto. Lo dico in falsa modestia perché non volevo che facessero con me la stessa cosa. A questo punto non corro il rischio di avere un’etichetta per la quale la gente si aspetta da me che io canti unicamente Fado e niente più. Ora posso fare quello che voglio. E’ chiaro che ho perso del pubblico, ne ho guadagnato dell’altro; ma non volevo essere quello che gli altri sperano da me, volevo essere me stessa.
Noi siamo messi a dura prova di resistenza nella carriera artistica per avere il privilegio di esprimere la sensibilità. E tante volte in questa prova ci si può perdere, io potrei essere perduta, è un apprendimento continuo. Grazie a Dio, non so perché, le cose vengono sempre sul mio cammino affinché non mi sbagli, anche nella mia vita più personale c’è sempre questa guida……
Focus non è un album personale, è un album con un grande maestro, Ennio Morricone, in cui ho provato questa versatilità del passato e per il quale mi sono concentrata per interpretare i brani e nulla più, con una musica che io amo tantissimo.

 

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