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06
Mar

Intervista a Luisa Cottifogli

Scritto da Simone Moscato on 06 Marzo 2008.

Intervista a Luisa Cottifogli
Roma 3 Luglio 2005

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a cura di Simone Moscato

Simone

Da dove è iniziato il tuo percorso nella vocalità?

Luisa

Inizialmente c’è stata una fase del tutto spontanea, in cui da ragazzina cantavo di tutto, poi sono andata in un coro dove ho fatto spiritual e musica antica.
Quindi sono entrata in conservatorio, e c’è stato così il “momento accademico”, dal quale sono uscita credendo a quel punto che fosse “serio” fare dell’opera.
In realtà subito dopo c’è stata una fase particolare, che è coincisa con un problema alle corde vocali, e che mi ha portata a ridiscutere tutto.
Ho messo da parte la tecnica, ritenendola comunque molto importante per non farmi male e mi sono interrogata sul fatto di fare la cantante lirica o fare altro, tenendo presente che spesso si esce dal conservatorio con le mani legate.
Io mi sono invece voluta liberare di queste “catene”, e sono andata a vedere cosa c’era fuori.
Sono ritornata alla musica del periodo prima del conservatorio, ascoltando molto jazz, e capendo che in ambito accademico non era la musica dell’800 che mi interessava, ma più forse quella antica del 500, e del 600, sia a cappella che strumentale.
Ho dato un’occhiata così nella musica contemporanea, che era la cosa che mi piaceva di più, volevo capire in che modo la musica si era sviluppata e come potevo contribuire con la mia voce.
Questo mi ha portata spesso a sperimentazioni un po’ fine a se stesse, la musica in certi ambiti è considerata qualcosa di molto mentale, tutto calcolo e niente cuore, e la cosa non mi piaceva.
Ho iniziato ad ascoltare la musica degli altri paesi, riscoprendo l’interesse per i dialetti del mio.
Avevo iniziato a studiare ad esempio l’arabo all’università ed ho quindi recuperato quest’interesse nello studio della vocalità araba, non c’è modo migliore di imparare una lingua cantandone le canzoni!
Ho collaborato con i “Marlevar” ed impostato uno studio delle lingue con parole tronche, più musicali di quelle piane come l’italiano, trovando quindi proprio nei dialetti quella maggiore propensione alla musicabilità.
La ricerca dei dialetti mi ha portata alla riscoperta delle tradizioni, avendo padre marchigiano, madre friulana, ed essendo nata io in Trentino e poi trasferitami in Romagna, un bel mix!
Proprio sul mio dialetto di adozione sto compiendo ora degli studi.

Simone

Ascoltando delle tue registrazioni appare chiaro un uso di una vocalità ricca di sfumature e di “tinte forti”, accostabile a cantanti come Sainkho o la Monk, c’è stata per te una ricerca naturale di alcuni suoni “estremi” oppure sei stata in qualche modo ispirata da qualcuno?

Luisa

Io sono molto curiosa, e la voce è uno strumento che possediamo da sempre e con cui ci relazioniamo, così quando senti ad esempio un canto di un uccello lo imiti e scopri qualcosa.

Simone

Quindi una vocalità libera non può partire da un esercizio di stile, ma da un bisogno autentico, che sia originato da una cultura o da semplice bisogno di comunicazione?

Luisa

Spesso è anche puro divertimento.
Sono stata in India a studiare vocalità grazie all’invito di un giornalista, che chiamava una volta l’anno un vocalist a studiare lì, e un anno dall’Italia, è capitato a me.
Sono stata due mesi a Bombay ed è stato puro divertimento! Andare a lezione da loro è una cosa diversa che da noi, è tutto basato sull’imitazione, tu vai e l’insegnante è una specie di “Dio” che non ti spiega ma fa, e tu lo devi imitare.
Così ho chiesto una volta ad una insegnante, se in anni di studio avesse mai chiesto, fatto domande, ad esempio sulla respirazione, e lei disse di no! Così pensai che avendo lo yoga per loro non era un problema, non dovevano imparare a respirare!

Simone

Forse possiamo dire che ogni esperienza nella vocalità parte dal suono puro, da quello che ci comunica, o che vogliamo che ci comunichi?

Luisa

Io sono nata da un percorso accademico, strutturato, ma poi mi sono liberata!

Simone

La vocalità lirica ha comunque rappresentato la base d’appoggio su cui hai poi costruito?

Luisa

Lo studio della vocalità è determinato dalla voglia di fare seriamente il cantante, però incontrare veri maestri di voce è raro, e spesso ti scontri con realtà troppo empiriche, a me non interessa che mi si spieghi il funzionamento del “muscoletto”, se un insegnante sa il fatto suo può spiegare anche per immagini, basta che mi insegni.
Io ho trovato un bravo insegnate e molto alla buona, privatamente, in un momento in cui avevo problemi alla voce, lui mi ha salvato la pelle, si chiama Paride Venturi.
Mi ha insegnato molto sulla vocalità maschile, che è diversa da quella femminile, dandomi modo di insegnare anche a uomini.
Ci sono molti maestri che ti impongono una vocalità, ma al di fuori della lirica in cui c’è un particolare percorso che va fatto, non è possibile imporre.
E’ necessario sapersi comunque gestire e difendere, non è possibile fare lirica e cantare rock, sarebbe come chiedere alla voce di fare movimenti troppo diversi continuamente, e così ci si distrugge, come fare stretching e poi subito dopo pesi.

Simone

Proprio fermandoci sul non farsi male, ho notato, che alcuni errori di insegnamento tecnici vanno sempre su direzione analoghe, sia nella lirica che nella vocalità moderna, mancanza di adeguato sostegno o ad esempio laringe schiacciata in alto. Ci sono dei principi fondamentali di vocalità al di là del genere che si affronta?

Luisa

La tecnica di base è sempre quella, poi scegli il tuo stile e ti prendi le tue responsabilità, ci sono delle cose che non sono ortofoniche, e se usate fanno male, l’importante è sapere quanto usarle e gestirle nel concerto.
Ogni sera io gioco in difesa e mi dico che è bello andare su ma bisogna rispettare degli equilibri.

Simone

Oltre la carriera come vocalist c’è anche quella di insegnante.

Luisa

Io per vivere insegno, ed è una cosa faticosissima, bisogna trovare le giuste motivazioni e non farlo mai diventare una routine.
Da due anni faccio lezioni settimanali in una scuola ad Imola, un corso di vocalità popolare.
Faccio seminari dove insegno imparando dagli altri, uno scambio, dove si fa anche un po’ di sperimentazione vocale e dove invito personaggi a parlare.
Quest’anno abbiamo concluso l’iter di due anni con uno spettacolo che univa musica contemporanea e popolare, mettendo sul palco insieme professionisti e non, è stata un’esperienza arricchente.

Simone

Cosa oggi può essere definito sperimentazione, è etnomusicologia applicata? Forse “canto difonico”, o semplicemente “suoni estremi”? O forse come credo c’è altro?

Luisa

Punto primo non c’è niente di nuovo sotto il sole, nella musica contemporanea ci sono compositori che hanno la vaga intenzione di trovare l’introvabile, ma se questa è sperimentazione non centra niente con l’arte.

Simone

Diventa esercizio di stile, direi ginnastica?

Luisa

Certamente. Se tu imbratti la tela e sai cosa stai facendo, anche se altri non capiscono, stai facendo arte, la tua esperienza ti porta a fare un percorso, che si conclude con quell’opera che per te ha un significato.
La sperimentazione secondo me è non smettere mai di essere curiosi, di ascoltare e imparare, è un percorso.
Quello che fai sul palco sono cavoli tuoi, alla gente arriva se sei sincero o no, cosa fai e perché lo fai, come in qualsiasi tipo di arte.
Dipende da cosa prendi in prestito per dire che cosa.

Simone

Le tue esperienze teatrali quanto anno influito con la tua vocalità, il rapporto col corpo, l’uso della voce in scena?

Luisa

Mentre facevo teatro non mi sono posta il problema, sicuramente ha influito non in modo cosciente, ma tutto poi entra in collegamento quando sei sul palco, tutta l’arte che hai messo da parte si connette e tu la rendi comunicazione.
Quando ho fatto teatro ero in crisi vocalmente, usare la voce parlata stanca da matti!
Andando avanti grazie alle cose che dici nel testo tutto trascende e accade il miracolo, trovi un piccolo nucleo che vuoi comunicare e tutta la tecnica che hai imparato confluisce in quella cosa e non ci devi pensare. Questo è importante, fino a un certo punto della mia vita reputavo alcune cose importanti, salire sul palco e far vedere, poi in india un insegnante alla prima lezione mi disse che noi occidentali abbiamo raggiunto con la musica classica delle cime incredibili, però mi chiese se ci chiediamo mai cosa stiamo facendo, mi suggerì di prendere una nota e cantarla per mezz’ora, e dopo, quando capivo cosa facevo, potevo iniziare a ricamarci!

Simone

E’ davvero necessario portare la voce ai limiti sempre per trovare il senso assoluto di ciò che facciamo?

Luisa

Certo che no!
Questa cosa l’ho capita dopo un bel po’, prima invece sentivo che c’era qualcosa di sbagliato, ma non capivo cosa, per anni non ho voluto quasi più cantare, mi chiedevo cosa facevo perché non mi dava più niente.
Poi ho capito.

Simone

Forse è anche responsabilità di alcuni maestri che non insegnano il piacere e la bellezza del suono, ma impostano su estensione e potenza. Forse l’inserimento dello studio delle tradizioni nella vocalità, il rapporto tra musica, voce e cultura, potrebbero essere la risposta?

Luisa

Nell’insegnamento devi partire dalla voce che hai davanti, capire quali sono i repertori migliori e saper consigliare.
Spesso arrivano persone che conoscono un solo genere e quello vogliono fare, quando potrebbero scoprire cose diverse e molto più adatte.
Il maestro deve assecondare la tua voce e aprirti gli occhi sulle diverse possibilità, e poi giù con la tecnica severa, con grossa attenzione ai limiti.

Simone

E in tutto questo come è avvenuto l’arrivo nei Quintorigo?

Luisa

Conoscevo John De Leo perché abbiamo cantato insieme nei “Metissage”, e conoscevo anche gli altri del gruppo, così quando mi hanno chiamata, mi sono assicurata che tutto fosse a posto e poi abbiamo cominciato a fare dei provini.
In questo live ci stiamo testando e ci stiamo divertendo!

Simone

Quintorigo è una realtà tra le più brillanti di musica e sperimentazione, che consente di portare alla luce vocalità come la tua, che danno modo di conoscere ai giovani cantanti, delle alternative a quello che solitamente ascoltiamo.

Luisa

La sperimentazione, se autentica, riporta alla melodia e al tuo percorso originale.

Simone

Grazie davvero per la sua disponibilità

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