Yodel

Yodel
Provenienza: Svizzera
Continente: Europa
La musica è da sempre una componente basilare della cultura africana. Ogni evento della vita è reso sacro attraverso la danza rituale eseguita su ritmi scanditi dalle percussioni sui quali si innalzano i canti accompagnati da strumenti a corda e a fiato (per lo più realizzati con materiali grezzi lavorati a mano). Attraverso la musica si esprimono, certo, emozioni e sentimenti ma non solo: spesso, infatti, viene utilizzata come vero e proprio linguaggio sociale capace di comunicare informazioni anche complesse.
Il territorio del Sudafrica è estremamente vario: sulla superficie si alternano zone desertiche a lussureggianti foreste, verdi colline a montagne prive di vegetazione, alte scogliere a bianchissime spiagge. Il mare, incredibilmente limpido, ospita una grande quantità di pesci e il sottosuolo è ricco di diamanti, oro e pietre preziose. Proprio qui, centinaia di anni fa, la tribù degli Xhosa diede origine a una tecnica di canto molto particolare basata su rapidi e frequenti passaggi dalla voce di petto a quella di testa. Erano le donne ad eseguire i vocalizzi. Spesso utilizzavano uno strumento, tuttora molto diffuso nella tribù, per alterare la voce: un’asticella di legno (posizionata tra il mento e la base del collo) e un filo che fuoriesce da un’estremità di essa. Con una mano si tende il filo in posizione parallela al viso, con l’altra lo si pizzica durante l’emissione della voce. L’effetto che ne deriva è sorprendente: i suoni gravi appaiono abbassati di un’ottava in modo che la melodia possa alternare note acutissime ad altre molto più gravi di quanto concederebbe il limite umano. Spesso questi vocalizzi venivano realizzati attraverso l’applicazione di un’altra straordinaria tecnica: quella oggi definita “throat-singing”, grazie alla quale un individuo riesce ad eseguire simultaneamente 2 o più note modificando la forma del cavo orale e della faringe.
Le donne Xhosa erano solite accompagnare con queste strabilianti melodie ogni evento della comunità: erano canti per rendere omaggio agli dei, per consacrare eventi importanti, per intrattenere i bambini o per raccontare storie.
Naturalmente anche le tribù vicine incominciarono ad integrare i loro canti con questi vocalizzi e, col trascorrere degli anni, lo stile si diffuse tra le popolazioni di tutto il continente, non solo tra le donne ma anche tra gli uomini. Esso divenne un ottimo sistema di comunicazione e, grazie agli spostamenti dei popoli nomadi, arrivò fino in Europa.
La Svizzera fu il primo paese europeo in cui questa tecnica attecchì. Essendo il territorio svizzero costituito per lo più da rilievi montuosi, per tenere la situazione sotto controllo, alcuni uomini dovettero stabilirsi sulle cime per prevenire potenziali attacchi dall’esterno. Vista la totale mancanza di mezzi di comunicazione, essi dovettero inventare un linguaggio criptato per diffondere le notizie da una cima all’altra e incominciarono a eseguire questi vocalizzi attribuendo loro diversi significati che potevano così essere uditi, grazie anche al gioco degli echi, su tutto il territorio. All’inizio venivano esclusivamente utilizzati per segnalare un imminente pericolo di attacco, in seguito anche i pastori (che trascorrevano la maggior parte dell’anno al pascolo in montagna) incominciarono a servirsene per comunicare con le loro famiglie che vivevano a valle.
Con il progresso la necessità di ricorrere ai vocalizzi per questi fini è, chiaramente, venuta meno ma, nel frattempo, questo “linguaggio” è stato elaborato e trasformato in una vera e propria tecnica di canto che, nel corso degli anni, si è diffusa in tutto il mondo con il nome di “Yodel” divenendo, in alcuni luoghi, elemento culturale imprescindibile come, ad esempio, in Austria e Germania, in Texas (dove nei primi del ‘900 fu addirittura inventato il “Texas Yodel” da Jimmy Rodgers, leggenda del country) in Australia, (dove centinaia di Svizzeri, sebbene perfettamente integrati con il resto della popolazione, hanno conservato le loro tradizioni e dove spopola la regina dello Yodel australiano: Mary Schneider).
Nel continente africano sono moltissime le popolazioni che, nonostante il trascorrere dei secoli, hanno conservato questa tecnica come elemento trainante della loro cultura musicale: i Tuareg, ad esempio. Essi cantano e danzano durante i loro spostamenti attraverso il Sahara utilizzando Yodel e Throat-singing. I canti sono accompagnati, oltre che dalle percussioni, da strumenti a corda quali il tehardent e l’imzad (di origine antichissima, simili rispettivamente alla chitarra e al violino) oppure da utensili realizzati con oggetti di uso quotidiano (che poi possono tornare nuovamente alla funzione originale).
I Baka delle foreste del Camerun, come gli Xhosa del Sudafrica e altre centinaia di tribù sparse su tutto il continente, continuano a compiere i loro riti accompagnandoli con vocalizzi Yodel.
Nel mondo, oggi, sono moltissimi gli artisti che ricorrono a questa tecnica seppur rivisitata e adattata ai diversi generi musicali: basti pensare ai Cramberries, a Bob Dylan, a Mango, Elisa...
Cristina Rulfi
Nel Web
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Yodeling - Wikipedia, the free encyclopedia
To yodel, one sings a scale continuously upwards, until one's voice "breaks" ... According to the Oxford English Dictionary the word yodel is derived from a ...
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