Canto popolare Piemontese

Canto popolare Piemontese
Per quanto può sembrarci banale e lontana, la canzone popolare è la storia di noi, delle nostre radici, l'unico modo per la gente più semplice di trasmettere, da padre in figlio, l’informazione.
La trasmissione orale e già di per se un motivo più che valido per prendere in considerazione l’argomento, ma attraverso le canzoni si scopre che, nonostante ritmi di vita, le abitudini ed in parte la morale sociale siano cambiate, l’uomo in fondo vive le stesse sensazioni e le stesse problematiche.
Gli argomenti trattati si possono racchiudere nei seguenti punti:
- Amore
- Lavoro
- Guerra
- Religione
Ogni sezione sopra elencata, viene affrontata nei più svariati modi, a seconda dello stato d’animo descritto, dalla qualità del sentimento e dal coinvolgimento. Anche se sovente il tutto viene affrontato da un punto di vista “maschile” si possono riscontrare le difficoltà del gentil sesso. Avremo quindi la rabbia del tradimento in “Lui” nella “Rondolina” e come risposta l’ira di “lei” nella “Giardiniera”. La Fuga della “Mania Zolia” ci risulterà comprensibile, come inaccettabile imposto per motivi di stato nella “Carolina di Savoia”
Alcune Esempi di canzoni popolari piemontesi
“Carolina di Savoia”
La bela Carolin la veulo mandè
Lo duca di Sassonia ai veulo fè sposè
Oh s’a m’è ben pi car un pover paisan
Che ‘l Duca di Sassonia c’ha l’è tant lòntan
Traduzione
La bella carolina voglio maritare
Il duca di Sassonia le vogliono far sposar
Oh quanto preferisco un povero contadino
Al duca di Sassonia che è tanto lontano
Note: Il lavoro è pastorizia, agricoltura, artigianato e nelle canzoni non si descrivono solo i gesti ma se ne percepisce la “poesia” dei luoghi, che possono d’improvviso cambiare aspetto e presentare difficoltà insospettate. Diventa importante quindi avvertire, mettere in guardia e se possibile suggerire “malizie” da utilizzare nella giusta evenienza.
“La Pastora e ò luv”
Saota fòra luv da’nt el bosch
E saota fòra da’nt el bosch
Con la boca baija
S’a j’à pija ‘l berin pi bel
E l’à potassio via
Traduzione
Salta fuori il lupo dal bosco
Salta fuori il lupo dal bosco
Con la bocca spalancata
Ha preso l’agnello più bello
E se lo portò via
Note: Ma non c’è soltanto “staticità” nel bosco chi d’estate è agricoltore o pastore, d’inverno può diventare “parapiyuvè” (ombrellaio), “cadreghiè” (riparatore e costruttore di sedie) “mulitta” (arrotino) etc. etc. La canzone è quindi, un resoconto, uno strumento di condivisione ma può diventare un “Inno” un “moto d’orgoglio” una panacea della fatica.
“Contrabbandieri”
Contrabbandieri sono giovani e forti
E delle guardie non hanno paura
Ma quando scende la notte oscura
Contrabbandieri scavalcano il confin
Note: Situazioni simili le troviamo nelle canzoni “militari” anche se essendo il popolo “semplice di natura” solitamente non trova nei conflitti nessuna utilità. Ma alla guerra purtroppo si va , la si combatte e quando va bene, se ne fa ritorno. Nel “Testamento del Marchese di Saluzzo” ripresa da De Marzi con il titolo “Il Testamento del Capitano” l’atmosfera è grave intrisa di tristezza, dove la morte del capitano viene “dedicata” ai valori più importanti per un soldato-uomo. Il ritorno è esplosivo, pieno di speranza che mai più si farà guerra
“Napoleon”
Ralegreve pare e mare
Ralegreve dei vostri fieus
Che la guera a l’è finiya
E i fusiy butruma al feu
Traduzione
Rallegratevi padri e madri
Rallegratevi dei vostri figli
Che la guerra è finita
E i fucili butteremo al fuoco
Note: Altre volte la guerra si mescola con la religione, producendo barbarie inaudite come il massacro dei Valdesi da parte dei cattolici, uno scontro non solo tra due religioni ma tra due culture diverse. “Complainte de Meridol” è l’altro punto di vista, quello valdese, quello di una civiltà diversa che si chiede “perché tutto questo?”
"Complainte de Meridol"
C’etait où l’Italie
S’arrête au “pied des monts”
Là s’ecoulait leur vie
En d’agrestes vallons
La guerre er ses ravajes
Etans son atrocité
Frappa nos hèritages
Et notre liberté
Traduzione
E’ dove l’Italia
S’arretra ai “piedi dei monti”
Là scorrerà la loro vita
In valloni selvatici
La guerra e le sue devastazioni
Nella sua atrocità
Interrompe la nostra eredità
E la nostra libertà
Note: Molte sono poi le canzoni sulla natività.
“Andem-andem” , “Gesù Bambin l’è nato” descrivono il vagare di Giuseppe e Maria nella notte Santa in cerca d’alloggio e la nascita del bambin Gesù. Colpisce molto l’ingenuità di come viene sentito il mistero della “Buona novella”.
"Gesù bambin l’è nato"
A’s sent’na vos ënt l’arie
As sent ëini cantar
L’è San Giusep, sò pare
Lo piya’nt is so brass
E canta la canson
“Dalin, dalin, dalena”
Gloria in excelsis Deo
Tut a l’onor dl’ Anfant
Traduzione:
Si sente una voce nell’aria
La si sente arrivare cantando
E’ San Giuseppe, suo padre
Lo prende tra le sue braccia
E canta una canzone
“Dalin, dalin, dalena”
Gloria in excelsis Deo
Tutto in onore del Bimbo.
Note: Ma forse la spiritualità più profonda, la si trova nelle descrizioni della natura, e li si capisce che chi cantava queste canzoni, viveva un rapporto molto profondo e divino con la natura stessa.
"Les Harmonies du soir"
La fleur alors se pendie sur sa tije
Pour exbaler ses sauves sentenes
Et moi je sens yue cette heure m’oblije
A benir Dieu, pour ses tendres fareun
Traduzione:
Il fiore allora si inchina sul suo stelo
Ed emana i suoi soavi profumi
Ed io mi sento portato in quest’ora
A lodare Dio per la sua affettuosa protezione
Note: Oserei dire che tutto si posa sulla semplicità e che “la semplicità più semplice” è la voce, veicolo di quel passaparola, nato chissà quando e chissà dove, che se tramandato con “sufficiente rispetto”, forse portare fino a noi la voce dell’origine, la voce del primo uomo.
Scritto da Marino Conterno


