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31
Mar

I Cantori Primitivi

I Cantori Primitivi

Nel Medioevo domina lo spirito religioso. L'espressione profana non ha ancora la forza di realizzarsi in forma autonoma; l'anima del mondo, atteggiata in umile adorazione del divino, non può alimentare altra espressione lirica che non sia religiosa e devota. La musica profana male si distingue da quella liturgica e molti secoli dovranno ancora passare fino a quando la musa popolare non riesca ad affermarsi con vita propria.


Le più antiche manifestazioni di musica profana risalgono al tempo in cui le. contrade d'Europa erano corse da uno stuolo irrequieto ed errabondo di musici e d'istrioni: un popolo internazionale di buffoni che davano spettacolo pubblico nelle vie e nelle piazze. Questa classe d'istrioni ebbe origine dalla lenta c graduale trasformazione degli antichi ioculatores (da cui derivò la parola francese jongleurs) che da Roma si recavano verso il nord Europa e specialmente nelle Gallie dove posero stabile dimora e si naturalizzarono al luogo. Indovini, astrologi e chiromanti, ciarlatani d'ogni specie, danzatrici, suonatori di flauto, cantanti e commedianti: tutta una folla scapigliata e vagabonda che traeva alimento dai pubblici spettacoli.
Questa gente nomade rappresenta, in sostanza, l'infimo grado d'una tendenza opposta agl'ideali religiosi predominanti; per ciò fu messa al bando dalla Chiesa e scomunicata. Priva di diritto e di patria, spregiata dalla società civile, pure aveva notevole parte nella vita del popolo e specialmente nelle feste numerose in cui c'era bisogno di chi eccitasse al divertimento. Vi erano cantanti e suonatori di svariati strumenti: ad arco e a corde tese.
su una cassa di risonanza senza ponticello, come la fiedel; oppure a cassa armonica piatta come la ribeba (o ribeca) con due corde e la vieIla (da cui. poi, il nome di viola). con cinque corde: :a fiato come pifferi, cornamuse. flauti e tronche primordiali, residui del mondo pagano.
Nel primo Medioevo la musica profana fu rappresentata soltanto dalle manifestazioni di codesti bassifondi dell'arte. Ma con la lenta trasformazione di alcuni elementi, attraverso i secoli, vennero operandosi dei mutamenti anche nel seno di questa classe di musici che a poco a poco progredivano preparando gli animi a nuove espressioni. Si distinguevano nell'esplicare una grande attività specialmente fuori d'Italia dove trovarono terreno propizio; furono essi a tramandare i canti popolari, facendo da spirituale tramite tra l'arte del popolo e quella delle corti. E col tempo, tra alcuni più fini del loro ambiente, vennero perfino delineandosi elementi di cultura.
Così, a grado a grado, i musicanti divennero musicisti e nella società giunsero anche a liberarsi da quell'atmosfera di disprezzo che li aveva tenuti in soggezione. Da che erano nomadi elessero una stabile dimora e si organizzarono in confraternite e corporazioni civilmente riconosciute. I più antichi sodalizi di questo genere rimontano al secolo XIII; vi erano preposti capi che esercitavano un'autorità effettiva e ricevettero il titolo di
prefetto « maresciallo » e perfino « re » (rex hist'rionum,
coi des menestriers).
In Italia i musicisti profani ebbero protezione dai Comuni e dalle Signorie. Nel secolo XIII troviamo, in Firenze, suonatori di tromba e di piffero al servizio della Signoria.
Anche la composizione profana d'arte, nel Medioevo, è scarsa e senza carattere. I più antichi monumenti musicali di lirica profana sono su testi classici latini o su testi latini dell'epoca; essi risalgono ai secoli IX e X. Ma, per essere scritti in notazione neumatica senza rigo, sono per noi intraducibili. Tra i testi classici latini messi in musica si rinvengono odi di Orazio, frammenti dell'Eneide di Virgilio, della Tebaide di Stazio e della ottava satira di Giovenale, ma si rinvengono anche celebrazioni di tatti conte ntporunei. Vanno ricordale, poi, le sequenze profane, roche di carattere allegro e burlesco, che venivano cantate dagli allievi delle scholae.
Nel secolo XII appaiono dne forme particolarmente notevoli: il condellus latino monodico e il conductus monodico. che si sviluppo accanto al conductus polifonico, la cui forma musicale è assai varia.

 

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