Stampa
PDF
31
Ott

I trovatori

Scritto da albert hera on 31 Ottobre 2008.

I trovatori
Sec. XI

Fuori dalle chiese il popolo rideva e scherzava soprattutto nei giorni di festa, quando capitò che qualcuno cominciò a verseggiare e cantare, prima d’amore, di politica e poi di storia della semplice vita popolare. Nasceva così il movimento che portò la musica dalle chiese alle strade. Tutto ciò avveniva dalla fine dell’XI sec fino a tutto il XIII sec, soprattutto nella Francia del nord.

 


In questo periodo si collocano quei coraggiosi artisti che, pur conoscendo l’avversità della Chiesa verso la lingua volgare, vollero comunicare in musica le notizie politiche, i pettegolezzi piccanti della giovane figlia del Signorotto locale, oppure quelli della più bella del villaggio.
Si suppone che la patria d’origine di questi musici, (Trovatori), sia stata la Provenza dove erano noti con il nome di Troubadour, i cui versi erano in Lingua d’oc.
Nella Francia del nord, dove si svilupparono pressoché nello stesso periodo, erano conosciuti con il nome di Trouvère (Trovieri) e i loro versi erano in Lingua d’oil.
Sovente accompagnati dalla viella (viola a cinque corde) dal liuto e dal salterio (strumento a corda a cassa triangolare o trapezoidale), questi compositori cantarono prima per strada e poi nelle corti dove li troviamo anche in veste di consiglieri.
La loro musica era solitamente monodica, ricca di bellezze melodiche con modalità spesso basate sui toni della liturgia gregoriana e tendeva ai due modi moderni di maggiore e minore.
La differenza tra Trovatori e Trovieri stava soprattutto nella lingua, inoltre i Trovieri raccontavano molto di più la vita del popolo. Sono note le Chanson de geste di cui la “Chanson de Roland” é un esempio.
Grazie ad Adam de la Halle (1240-1297) di cui ricordiamo la commedia pastorale “Jeu de Robin et Marin”, la melodia popolare trovò posto anche in teatro.
L’associazione con la danza rendeva la musica sensuale conferendole il mordente necessario per comunicare con gli altri; inoltre allontanandosi dal linguesismo latino, il ritmo si modellava sulle parole parlate dal popolo nell’eterna lotta tra la lingua volgare e latina, tra il colto e lo stolto, con la progressiva affermazione di quest’ultima ed evidenziando le differenze tra le varie regioni.

Secondo il loro contenuto, le liriche erano conosciute con i seguenti nomi:

COURTOISES: liriche della corte nelle quali venivano usati i Trobar clos particolare modo di verseggiare utilizzando eufemismi, parole comprensibili solo a una cerchia di iniziati o ad una dama.
PASTOURELLE: componimento lirico in forma di dialogo tra un cavaliere e una pastorella.
REVERDIE: composizione di gusto semplice e popolareggiante
CHANSON D’AUBE: composizione di profonda immoralità,
ESTAMPIE: canzoni da ballo come balade rondeau e canzoni storico narrative o politico-civileTra le celebrità da ricordare sono Guglielmo IX (1071-1137) Conte di Poitiers e Duca d’Aquitania che si è forse il più antico e più celebre dei Trovatori, Marcabur che crebbe alla sua corte e fu l’autore di “L’autier jost’una subissa”, una delle più antiche pastorelle di cui si abbia ricordo e Piere Vidal (1170-1215) che accompagnò Riccardo cuor di Leone a Cipro (1190) durante la terza crociata, di cui ci restano trenta canzoni.
Nomi noti ed altri sconosciuti, tutti con la stessa voglia di comunicare la gioia e il dolore attraverso la musica e la poesia.
Dalla Francia alla Germania alla Spagna e all’Italia espandere un nuovo stile di comunicazione fu facile.
In Germania troviamo i “Minnesinger” o cantori d’amore collocati in epoca leggermente posteriore rispetto ai Trovieri dai quali probabilmente derivano. La loro musica rispecchia una continua ansia di elevazione spirituale e un misticismo serio si riflette nel carattere delle melodie:
“l’omaggio alla donna amata si colora di sacro e religioso rispetto” (Heinrich Frauenlob).
Tra i più noti Minnesinger dell’epoca ricordiamo Wolfang von Eschenbach (XII-XIII) che legò il suo nome all’elaborazione del grande poema “Parzival” e alla musica della “Hildebrandslied frab” (Canzone di Hildebrando): la più antica poesia epica tedesca. Di questa si conosce una frammentata edizione dell’anno 800 realizzata da due monaci dell’Abbazia di Fulda che fu uno dei centri culturalmente più importanti di tutto il medioevo.
Intorno al 1230, si fanno risalire i Carmina Burana, raccolta di canti goliardici in latino e altre lingue volgari nascenti, il cui nome ricorda l’Abbazia di Benediktbeuren dove furono trovati.
Alla figura del Minnesinger nel tempo si sovrappose quella del Meistersinger ovvero maestro cantore artigiano (noto é il calzolaio di Norimberga: Hans Sachs, che Goethe e Wagner immortalarono come il simbolo della musica popolare germanica). Importante per l’epoca fu il movimento che si creò intorno ai maestri di musica che si associarono tra loro in modo da essere politicamente ed economicamente importanti.
Nel frattempo, in Italia, la penetrazione della musica dei Trovatori avvenne a partire dalla Liguria per poi diffondersi nelle altre parti dell’Italia fino alla Sicilia. Sono note soprattutto le laude sorte in concomitanza con manifestazioni religiose come il francescanesimo. Alcuni testi di Jacopone da Todi furono musicati da chi si definì Giullare di Dio e di cui non si conosce il nome.
Analogamente la musica trovadorica si sviluppò in Spagna, importante ricordare “Càntigas de Sancta Maria” opera poetica di Alfonso X re di Castiglia (1221-1287), che non nasconde evidenti contaminazioni arabe.

Possiamo affermare che a partire dal XIII sec, lentamente, questo modo di cantare fu abbandonato per fare spazio alla polifonia. Si suppone che tutto iniziò nel momento in cui poche persone cominciarono a cantare insieme, forse gli stessi versi dei cantori, cantando contemporaneamente su due linee melodiche diverse, dando luogo ad un effetto piacevole. Nasceva il contrappunto che è alla base della polifonia.

 

Privacy & Policy

VAI ALLA PAGINA

Area Riservata

Utenti Online

 37 visitatori online